martedì 20 marzo 2018

Bottoni-mania


Ritratto  di  Napoleone  Bonaparte,  The
Emperor Napoleon I, 1815 – 1816, Emile Jean
Horace Vernet National Gallery.
Nel romanzo “Il conte di Montecristo” di Alessandro Dumas ambientato all'inizio dell'XIX secolo. Il padre di Edmond Dantès il giorno delle mancate nozze del giovane veniva descritto dallo scrittore citando testualmente: “l'abito di taffetà screziato guarnito con larghi bottoni di acciaio sfaccettato”. Con questa descrizione, si ipotizza che abbia utilizzato dei bottoni in cut-steel che per l'epoca era un materiale povero ed imitava il diamante.
Il processo di realizzazione dei bottoni subì un velocissimo sviluppo grazie alla Rivoluzione Industriale. Iniziarono a essere progettate macchine per fare le 4 perforazioni che divennero prevalenti nei bottoni del costume maschile, mentre con altre macchine si potevano creare bottoni in stoffa o cartapesta semplicemente riempiendo degli stampini. Tutto questo consentì di produrre i bottoni a costi molto inferiori permettendo un maggiore impiego nell’abbigliamento, dalle scarpe ai guanti, dalle braghe alle giacche, ecc.
Essendo piuttosto impegnativo abbottonare ogni giorno una miriade di bottoni, venne inventato un'allacciabottone, ovvero uno strumento con una punta metallica a forma di gancio che cambiava dimensione a seconda del bottone.
La produzione in massa dei bottoni aumentò non solo l’offerta ma anche la varietà disponibile: nelle case, le donne tenevano un set di bottoni in ceramica o in ottone per aggiustare uniformi e quanto altro, mentre venivano sempre conservati dei bottoni pressi da capi dismessi.
Bottone in  lega  di rame  e  ghisa
discoidale,  convesso, con dei motivi
decorativi, datato al XVII-XVIII.
Nell'Ottocento i bottone era prodotto i n varie forme: rotonde, concave, a oliva, rettangolari, triangolari e prismatiche, con fori scavati nella loro superficie o con il gambo sottostante saldato.
Il bottone di madreperla ha avuto una grande diffusione nella camiceria, fu ideato e prodotto dagli inglesi nell’Ottocento.
Per le camicette delle donne di grande famiglia si usavano i bottoni di perla.
Dal XIII secolo fino alla prima parte dell'Ottocento, possiamo dire che i bottoni sono stati un privilegio maschile, ma nella seconda parte del secolo le cose si ribaltano: la grande influenza degli inglesi sul costume maschile porta a privilegiare la semplicità e la funzionalità al posto del lusso e della sfrenatezza di quello francese.
Questa nuova tipologia d’abbigliamento, che è alla base del vestiario maschile odierno, faceva un uso dei bottoni molto ridotto che venivano impiegati quasi esclusivamente per la loro funzione e non come decorazione. L'anno 1802 Abel Porter ha costituito una società nel nord-est degli Stati Uniti che ha cominciato a fare bottoni in metallo. Lui ha visto un'opportunità per le grandi imprese ed ha incominciato a produrli direttamente invece di importarli dall'Europa. Intorno alla metà del XIX secolo è stata fondata un'azienda francese Albert Parent et Cie nel 1825 noto per aver contribuito nell'aver fatto in modo che il bottone sia un mezzo utilitario e lussuoso allo stesso tempo da realizzare. In particolare nel 1844 Parent inventò un modo per facilitare le cuciture da fare sul bottone per essere fissato sull'abbigliamento. In pratica ha inventato il gambo del bottone che veniva unito alle vesti senza dover ricorrere ai fusi.
Dal 1860 le donne iniziarono ad apprezzare sempre di più questi piccoli oggetti, utilizzandoli al posto di lacci o ganci e trasformandoli in specchi degli avvenimenti mondani.
Essendo l’Inghilterra, la patria della Rivoluzione Industriale, fu anch’essa la patria della produzione massiva del bottone. Apparvero per la prima volta bottoni dorati, in vetro, in gomma vulcanizzata, in avorio vegetale (sostituto dell’avorio, proveniente dal “corozo”, una noce Sudamericana), ecc; purtroppo più le tecniche di produzione progredivano e i materiali sintetici si sviluppavano, più i bottoni perdevano di qualità.
Nell’Inghilterra vittoriana, è esploso l’amore per la botanica e per le sue associazioni con la mitologia e la medicina. I bottoni chiamati Tussie-Mussies, rappresentavano bouquet, cornucopie e quanto altro riferito al mondo floreale. Verso la metà del secolo, viene rievocata la moda della tecnica cut-steel tipica del '700, soprattutto in Inghilterra, dove i bottoni erano composti da minute cornici in cut-steel che racchiudono delicate placchette, in rame smaltato, con scenari quasi fiabeschi, con raffigurazioni di campagna e paesaggi. Tali bottoni a differenza da quanto avvenuto in passato erano ad uso esclusivamente femminile.
Nell'estate del 1877 le signore sono state colpite dal bottone-mania Ferrigni descrive nel libro “I Bottoni”, tale uso smodato: “vestiario, le suppellettili, le mobilie imbottite, le tappezzerie... Bottoncini microscopici che ravvicinano gli orli, bottoni mezzani che accoppiano i sopraggitti, bottoncini colossali che riuniscono le costure; bottoni alle portiere, bottoni sulle federe, bottoni sui materassi, bottoni sulle poltrone; bottoni sprofondati nel ripieno dei guanciali, e bottoni modellati in cento forme su tutti gli articoli di vestiario, e denominati in mille guise diverse: olivette, ghiandine, alamari, bubboli, dadi, palloncini; e bottoni sulle scarpe, sui cappelli, sui guanti, sulle cravatte e su tutto.”
I bottoni utilizzati dalle signore erano di metallo lucidati a regola d'arte o ricoperti con il medesimo tessuto dell'abito. La rivincita della bottoniera pare sia avvenuta con una certa esuberanza, almeno a giudicare dal commento sarcastico testimoniato dalla cronaca mondana dell'epoca che evidenzia l'inizio in quel periodo della moda dei bottoni-mania. Siccome molto spesso i bottoni erano in metallo, un cronista in un suo articolo pone una domanda molto interessante: chiede se il bottone-mania non sia anche una sindrome di pulizia. Infatti, i bottoni di metallo all'epoca dovevano essere sempre lucidati al massimo e molto spesso, per apparire sempre splendenti. I bottoni in passamaneria di fine Ottocento sono composti da cordoncino di seta lucida variamente intrecciato a formare un disegno appena rilevato.
Le pietre preziose sono sostituite da lustrini colorati o da frammenti di gaietto lucenti di riflessi neri.
Le asole del XIX secolo sono ancora ricamate in seta a punto festone detto anche, per l'occasione, punto occhiello o asola, l'allacciatura è quasi sempre al centro della figura e solo eccezionalmente appare spostata verso sinistra.
Quando la regina Vittoria d’Inghilterra rimase vedova del marito Alberto, nel 1861, codificò “la moda da lutto”, i bottoni vengono chiamata “mourning buttons”. Vennero adottati dei bottoni neri opachi per la popolazione, mentre quelli più brillanti in gaietto nero e più preziosi solo per quelli che se lo potevano permettere, come la regina.
Del resto i cittadini utilizzavano i bottoni lucidi neri che erano stati eseguiti in pasta di vetro, in passamaneria e in tessuto.
Il gaietto e la pasta di vetro provenivano dalla Boemia, precisamente a Jablonac, dove risiedevano le più importanti fabbriche.
Successivamente fu l’Austria il principale produttore, fino a che, nel tardo Novecento, questo tipo di bottone venne sostituito dai materiali sintetici facili da lavorare ed economici. Solitamente in questo periodo venivano applicati dei bottoncini neri e lucidi inseriti sugli stivaletti, erano di forme particolari con un asola di metallo sul fondo ed erano fabbricati in Francia, realizzati con del cartone pressato, venivano impermeabilizzati con un bagno di olio cotto prima di essere lucidati
e laccati. Siccome erano attaccati fittamente a un lembo, le asole erano strette, in pelle e poco maneggevoli.
Le signore all'epoca si allacciavano le loro calzature con l'allacciabottoni che era un arnese con un uncino con cui ci si aiutava ad inserire i bottoni all'interno dell'asola e poteva essere di guscio di tartaruga. L'allaciabottoni era parte integrante del corredo di una sposa o di qualsiasi signora.
Con l'allacciabottoni si chiudevano anche i bottoni presenti sui guanti, soprattutto in quelli particolarmente lunghi, che presentavano un'apertura verticale in prossimità dei polso, corredata da un bottone fino ad un massimo di cinque, in madreperla. La chiusura del guanto destro era difficoltosa e veniva effettuata tramite alcune contorsioni.


Bibliografia e sitografia

BEMPORAD DORA LISCIA e CHIARELLI CATERINA, a cura di Appesi a un filo bottoni alla Galleria del Costume di Palazzo Pitti, Livorno, Sillabe, 2007.
DE BUZZACCARINI VITTORIA e MINICI ISABELLA ZOTTI, Bottoni & bottoni, Modena, Zanfi, 1995, 2 ed.
EPSTEIN DINA e SAFRO MILLICENT, Buttons, New York, Harry N. Abrams Inc., 1991.
FERRIGNI PIETRO COCCOLUTO, I Bottoni nell'arte e nella storia, Napoli, Colonnesse, 1993, 2 ed.


martedì 6 marzo 2018

Bottoni Rococò


Aggiungi didascalia  Incisione pubblica da W.
 Humphrey, del 1777, intitolata Steel Buttons-
Coup de Bouton, mostra una donna abbagliata da
raggi del sole clie riflettono sui bottoni in acciaio.
Nel 1730 i bottoni utilizzati erano particolarmente fastosi e da questo si poteva verificare lo stato sociale della persona che li indossava, attraverso la loro stravaganza. Questi bottoni potevano essere fatti con le gemme preziose o di vetro. Un gioielliere parigino, rinomato in quel periodo, era Georges Frédéric Strass che riuscì a trasformare la propria professione in un'arte vera e propria, riproducendo i suoi lavori in serie. Il suo primo impulso era quello di creare un prodotto meno costoso ed alternativo al diamante, inizialmente era incolore, spesso con un taglio a rosa e con lo stile che ricordava il diamante utilizzato in quel periodo. Questo procedimento e metodo di lavoro piacque e divenne una virtù che venne riprodotta in vari colori e forme, sia in Francia che in Inghilterra. Quello che inventò lui venne chiamato strass che prendono in nome dal suo cognome.
Nella corte francese, prima di Luigi XIV e successivamente a Luigi XV, i bottoni venivano considerati come degli oggetti preziosi, aumentarono le loro dimensioni e venivano arricchiti con pietre preziose come il diamante. Mentre alla corte di Maria Antonietta vennero adoperati bottoni in madreperla ed avorio, con uno stile semplice e sobrio.
Nel XVIII secolo si diffondono delle scene in miniatura dipinte su i bottoni e riproducono le tecniche dei pittori famosi di quell'epoca come per esempio Watteau e Boucher. Si ipotizza che Jean-Honoré Fragonard era l'allievo di Boucher e Chardin potesse aver dipinto almeno una serie di bottoni in maniera verosimile a Watteau.
Venivano dipinti scene storiche, ritratti, eventi storici, spettacoli teatrali, edifici turistici, monumenti e qualsiasi cosa si voglia rappresentare. Venivano riprodotto in serie dai cinque ai trentacinque pezzi da rendere possibile una trama in sequenza in un unico set.
Una tecnica per decorare i bottoni era la pittura sul lato posteriore del vetro frontale chiamata “reverse painting”. Questa tecnica pittorica era caratterizzate da permettere alla luce di passare attraverso l'immagine e creare una certa sensazione di profondità al soggetto.
I bottoni del periodo Rococò erano frutto dell'estro e della bizzarria di quell'epoca storia e raggiunsero in alcuni casi degli eccessi incredibili tali che la Baronessa d'Oberkirch nel suo libro “Il lémoires sur la cour de Louis XVI et la société française avant 1789” dove descrisse l'abbigliamento presso la corte francese. Certamente la Baronessa critica, con una punta di sarcasmo e anche aspramente i bottoni adottati abitualmente in quel periodo definendoli: “i bottoni dell'abito non erano meno bizzarri: rappresentavano ritratti, come quelli dei re di Francia, dei dodici Cesari, qualche volta miniature di famiglia: due o tre audaci piccoli maestri vi misero i ritratti delle loro amanti. I ritratti erano grandi quasi quanto uno scudo da sei lire. Potete immaginare voi stesso a che cosa rassomigliasse un uomo così coperto di piastre; ma era la moda! Che rispondere a questo?”.
Nel XVIII secolo i bottoni raffiguravano talvolta i paesaggi, in conseguenza, si ipotizza, della passione per i cosiddetti “Grand Tour” realizzati dai giovani ricchi e dagli artisti nell'Europa continentale. Infatti, molti artisti di fama dipingevano a mano su scatolette, tabacchiere e sui bottoni diversi temi come le marine, le rovine degli antichi edifici, le battaglie, cavalieri e le scene romantiche. Questa tipologia di bottone si era diffusa durante la seconda metà del XVII secolo, ma fu solo nel Rococò che poté tramontare e riuscire ad affermarsi con maggior sicurezza. Però questa moda terminò con la fune del secolo, quando questa cambiò e richiese uno stile più neoclassico. Si diffusero intorno alla seconda metà del XVII secolo, i bottoni che riproducono delle scene in miniatura della mitologia greca e romana, applicati sui gilè e sulle marsine.
Tutto questo cambiamento è stato dato anche dalle scoperte archeologiche di Pompei ed Ercolano che portarono alla luce un grande interesse per queste culture.
Nel XVIII secolo c'erano due grandi centri di sviluppo nella produzione dei bottoni una la Francia artigianale specializzata nella lavorazione dell'avorio come i bottoni di Dieppe, o gli smalti di Limoges. Mentre l'Inghilterra era in quel periodo l'emblema della modernità industriale con “jasperware” creati da Josiah Wegwood.
Alla fine del XVIII e l”inizio del XIX secolo venne utilizzato il cammeo come materiale per realizzare i bottoni, ma l'elevata richiesta ne denota la sostituzione con delle pietre dure con le quali si potevano realizzare dei bei tagli ad un modico prezzo. Fu in questo periodo che nascono i bottoni definiti “jasperware” creati da Josiah Wegwood. Questi erano realizzati in ceramica, di doppio colore e creavano un effetto simile al cammeo con l'immagine bianca e lo sfondo azzurro.
I civili e i militari impiegavano inizialmente i bottoni in metallo, costituiti in leghe diverse, in argento ed in oro che però successivamente vennero realizzati anche con il materiale chiamato Sheffield Plate, scoperto casualmente da Thomas Boulsover, nel 1743. Questo materiale è una lega d'argento ed ottone, ricoperta superficialmente con del rame. Questa tecnica di realizzazione permetteva dei bottoni in argento belli, lucenti ed economici per le divise militari. Gli stampi utilizzati per tale tipologia era quella dei bottoni in argento e con questa tecnica si potevano realizzare molte forme anche complesse.
Nel XVIII secolo, era di moda realizzare i bottoni in metallo con la tecnica denominata “cut-steel”. Infatti, su questo esiste un aneddoto che racconta di Luigi XV il quale chiese alla popolazione francese di donargli i propri gioielli per poter sopperire alla guerra dei sette anni. Loro in risposta alla richiesta del re hanno provveduto con un ingegnoso sistema: hanno inventato una tecnica realizzata con un chiodo in acciaio e carbonio, la cui testa veniva martellata in tal modo da creare tutte quelle sfaccettature brillanti che servivano ad eguagliare i diamanti.
Oltre a queste tipologie di bottoni, furono realizzati anche, soprattutto nella seconda metà del secolo, bottoni in porcellana decorati prevalentemente con motivi floreali, uccelli ed insetti; bottoni smaltati che assecondavano gli intricati ricami delle marsine e che racchiudevano in un piccolo spazio dei motivi decorativi molto ricchi, realizzati con grande perizia tecnica.
Alcuni dei soggetti più in voga nel bottone settecentesco, oltre ai fiori, furono le cineserie, le singeries (graziose scimmie che imitavano le azioni umane), le scene che andavano dal giardinaggio alla pesca, dalla caccia alla musica; infine, non poteva mancare l'interesse per il soggetto entomologico ed ornitologico suscitato dalle pubblicazioni naturalistiche.
Questo tema particolare poteva essere dipinto sui bottoni oppure racchiuso in essi da dei vetri sottili.
Nel XVIII secolo i bottoni raffiguravano degli animali, i mazzi di fiori, gli imperatori romani, i ritratti dei Re di Francia, le lettere che compongono il nome della persona interessata o il suo ritratto miniaturizzato e riprodotto su ogni asola dell'indumento.
Il Settecento era l'epoca d'oro degli alamari in passamaneria, in seta e dei bottoni gemelli, solitamente neri o dorati, chiamati brandeburghesi, poiché comparivano in origine, in una giubba militare in Brandeburgo alla fine del Seicento, impreziositi con schegge di cristallo e prodotti dai bindellari e passamaneri.
I bottoni ricamati su stampi di legno erano cuciti nella parte posteriore dell’indumento e quelli in acciaio vennero utilizzati prevalentemente nell'abbigliamento maschile.
Alla fine del '700, durante la Rivoluzione Francese venne utilizzato il bottone come manifesto politico ed era lo strumento ideale per far sapere a tutti il proprio pensiero e i propri ideali.
I primi bottoni che preannunciavano i futuri avvenimenti, comparvero alla fine del regno di Luigi XVI, erano i bottoni caricaturali, inspirati al cammeo ma con una forte inclinazione alla critica politica e raffiguravano le peggiori azioni dell’uomo. I primi bottoni nettamente rivoluzionari contenevano motti precorritori della rivolta come “Vivre libre ou mourir” (“Vivere libero o morire”), mentre una volta presa la Bastiglia, questo evento divenne il soggetto preferito dei fabbricanti di bottoni.
Durante il periodo della Rivoluzione francese erano banditi i bottoni preziosi e si cercava di crearne degli altri più sobri.
Un’altra tipologia di bottoni erano quelli a moneta, realizzati o con vere monete o con buone imitazioni di queste.


Bibliografia, sitografia e cataloghi


BEMPORAD DORA LISCIA e CHIARELLI CATERINA, a cura di Appesi a un filo bottoni alla Galleria del Costume di Palazzo Pitti, Livorno, Sillabe, 2007.
DE BUZZACCARINI VITTORIA e MINICI ISABELLA ZOTTI, Bottoni & bottoni, Modena, Zanfi, 1995, 2 ed.
EPSTEIN DINA e SAFRO MILLICENT, Buttons, New York, Harry N. Abrams Inc., 1991.
FERRIGNI PIETRO COCCOLUTO, I Bottoni nell'arte e nella storia, Napoli, Colonnesse, 1993, 2 ed.
GALLAVOTTI GIORGIO, Bottoni  arte,  moda,  costume,  società,  seduzione,  storia,  Villa  Verucchio, Pazzini, 2009, 3 ed.
GALLAVOTTI GIORGIO    a  cura  di   , Il Museo del Bottone Gallavotti  - Guida alla Visita -  Il bottone-La memoria della storia  1600-1700-1800-1900,Valmarecchia, Topolino, 2011, 6 ed.

domenica 25 febbraio 2018

Bottoni Barocchi

Ritratto di Peregrine Bertie, XII Barone
Willoughby de Eresby, 1588-1590,
anonimo, ha dei bottoni importanti lungo
l'abbotonatura.
Nel XV secolo le allacciature erano con magieto ornato in oro ed argento, i bottoni erano prodotti dagli orafi.
Le magiete sono delle magliette composte da dei piccoli anelli nei quali si facevano passare dei lacci forniti di puntali, chiamati agugielli o tremolanti. Talvolta i magieti avevano un puro scopo ornamentale e venivano fabbricati in oro ed argento, venivano definiti anche come dei lustrini lavorati con dei ricami. Questi facevano parte dei corredi nuziali che ne comprendeva le maniche delle vesti femminili, erano in vari materiali quali ottone, ferro, rame, argento dorato, od oricalco (lega in rame e zinco Inoltre le magiete potevano essere di varie forme e colori. Le magiete prima di arrivare alla loro lavorazione conclusa subivano vari processi: come primo passaggio il materiale veniva fuso, stampato in un apposito stampo, forato (pertuxate), crivellato, rifinito con degli appositi passaggi ed infine, veniva misurato secondo i canoni commerciali delle maglie di ferro.
La regione di Limoges vede nascere i bottoni smaltati, tanto apprezzati da andare a comporre il vestiario di Francesco I di Francia (1494-1547), che era un grande estimatore dei bottoni, a tal punto da riempite un'intera veste con 13.600 bottoni d'oro. Tale indumento fu indossato per incontrare il sultano e notare che lui era il più ricco e potente.
Giacomo II Stuart (1633-1701), Duca di York ed è stato il re del Regno Unito dal 1685 fino 1688. Nel suo guardaroba (cappotti, panciotti, e pantaloni) o perlomeno in quei indumenti che sono stati ritrovati, si è costatato che per ciascun di questi richiedevano all'incirca 228 bottoni.
Nel XVII secolo, i bottoni furono usati soprattutto dagli uomini anziché dalle donne, iniziando per esempio dal re Sole che ne era innamorato.
The Cheat With the Ace of Diamonds di Georges de la Tour;
1632, Louvre, Parigi. In questo dipinto si possono notare dei 
bottoni cuciti lungo lo scalfo della manica.
I bottoni furono molto importanti e si trovavano nel giustacuore e potevano armonizzarsi con il resto del capo d'abbigliamento, oppure risultare in contrasto con esso. Mentre nel caso del gilè, erano utilizzati dei piccoli bottoni in stoffa e successivamente vennero ricamati oppure potevano essere in altri materiali, dipinti con scene varie come per esempio dei paesaggi e dei fiori.
In questo periodo i bottoni in metallo erano d'uso comune, potevano essere in stagno, in piombo o in altre leghe. Queste erano eseguite ad un unico pezzo, oppure l'anello posteriore era realizzato con un filo in lega di rame o di ferro. Nel caso in cui i bottoni erano piatti, essi erano realizzati perforando un foglio metallico e successivamente veniva saldato con un anello sul dietro.
Un'altra tipologia di bottone frequentemente utilizzata durante questo periodo era quella con l'anima in osso o in legno, ricoperta con dei fili. Questi nel caso dei bottoni più comuni, potevano essere in lana oppure nei bottoni più preziosi rifiniti in lino, in seta, in argento e qualche volta in oro.
I bottoni in stoffa erano abbastanza diffusi dai cittadini, venivano realizzati foderando delle anime tonde di legno con della stoffa identica a quella utilizzata dell'abito a cui appartenevano i bottoni.
In questo secolo vengono inventati i bottoni profumati, in cui erano inserite delle paste odorifere dentro a delle piccole strutture e a sua volta cucito sull'indumento. Questo accessorio nel momento in cui veniva a contatto con il calore del corpo umano, impregnava il tessuto in cui veniva taccato e diffondeva il suo aroma. Questo bottone veniva utilizzato in modo impari sia dalle donne che dagli uomini e si crea un legname tra abito e corpo capace forse di agire con seduzione su più sensi contemporaneamente.
Altri modelli di bottoni potevano essere quelli utilizzati dal duca di Buckingham che erano impreziositi da brillanti.
D'altronde i bottoni in metalli preziosi erano conosciuti e utilizzati nel periodo Barocco a tal punto che perfino Kidd, famoso pirata inglese, li sfoggiava. Si pensava che lui utilizzasse solo bottoni d'oro o d'argento e anche tutti i suoi colleghe inglesi e francesi che navigavano verso l'America a caccia dei galeoni spagnoli. In questo periodo storico il bottone viene considerato di uso comune del tempo e si indosavano vento bottoni doro e sessanta d'argento. Perlomeno questo lo si poteva pensare fintanto che non si fosse incontrato un ladro munito di rasoi, specializzato in furti di bottoni preziosi.
Ritratto di Francesco I d'Este,
il Guercino, 1630, Ginevra, collezione,
Revillot.
I bottoni in filo venivano utilizzati anche per le uniformi militari francesi, nel XVII secolo, erano realizzati dai sarti. Questi erano abbastanza economici e funzionali, ma i francesi erano indignati da questo cambiamento e cercarono di modificarli, redigendo delle leggi che ne vietassero l'uso. Il governo accolse la loro richieste, ma i sarti continuarono a realizzarli. Fino a tutto il '600 i bottoni furono di dimensioni ridotte, ma nel “700 e nel '800 divennero più importanti, variando il diametro dai 2 ai 4 cm; simili a piccoli quadri, riportavano ritratti, paesaggi, fiori, animali, miniature dipinte a mano, su smalto, avorio, porcellana, vetro, delicatamente incorniciate in oro o argento. Nel 1670, in Inghilterra, apparvero invece i primi bottoni da camicia maschile in oro ed argento, il cui numero indicava lo “status” sociale del proprietario.
Dal 1680 i bottoni presero la loro giusta collocazione: allacciare le vesti, ma al contempo persisteva ancora l'uso ornamentale dei bottoni che da ora in avanti verranno classificati come bottoni-gioiello. Questa tipologia di bottone veniva realizzata dagli orafi, poteva essere fatta con il cristallo, in madreperla, montata su argento o rame argentato, anche se questi materiali sono meno resistenti rispetto al preziosissimo oro.
Nel XVII secolo si era sviluppata una crescente richiesta di bottoni-gioiello e gli studiosi hanno documentato che questo passaggio era stato graduale.
Nei primi anni del periodo moderno, la transizione è stata effettuata tramite una serie di innovazioni nel lavoro e nei materiali che hanno aperto la possibilità di una più ampia gamma di creazioni, superando il confine del "bottone-gioiello". Questo processo è stato accompagnato da un indebolimento delle leggi suntuarie e dalla crescente popolarità della moda, che ha portato alla diffusione dei bottonie del loro uso.



Bibliografia e sitografia


BEMPORAD DORA LISCIA e CHIARELLI CATERINA, a cura di Appesi a un filo bottoni alla Galleria del Costume di Palazzo Pitti, Livorno, Sillabe, 2007.
DE BUZZACCARINI VITTORIA e MINICI ISABELLA ZOTTI, Bottoni & bottoni, Modena, Zanfi, 1995, 2 ed.
EPSTEIN DINA e SAFRO MILLICENT, Buttons, New York, Harry N. Abrams Inc., 1991.
FERRIGNI PIETRO COCCOLUTO, I Bottoni nell'arte e nella storia, Napoli, Colonnesse, 1993, 2 ed.
https://it.wikipedia.org/wiki/Bottonehttps://www.placidasignora.com/2007/11/21/storia-del-bottone/

venerdì 25 agosto 2017

Direttive suntuarie

Le leggi suntuarie, deriva dalla parola latina “sumptus” ossia spesa e sono delle direttive che nascevano con l'intento di reprimere, o almeno scoraggiare, l'ostentazione del lusso eccessivo specialmente da parte delle classi dominanti. Le direttive (che sarebbe il termine più corretto) ponevano tassativamente dei limiti al lusso. Queste rappresentarono il ripetitivo tentativo dell'autorità di ovviare all'esibizionismo che si stava diffondendo.
Uno degli intenti di queste leggi, aveva come obbiettivo anche dei risvolti psicologici, quello di trasformare, partendo dall'osservare la legge, la scelta di una certa moderazione dell'uso di ornamenti preziosi sia nell'abbigliamento maschile che femminile. Questo accadde anche per delle ragioni economiche, di moralità pubblica e di opportunità politico-sociale.
Stabilivano tassativamente il tipo e il numero di ornamenti che era lecito indossare, rispettivamente dall'uomo e dalla donna maritata. Si pensava di convincere l'opinione pubblica che con un abbigliamento relativamente modesto e banchetti meno sfarzosi non sarebbero stati più intesi come sintomo di decadenza economica e sociale, bensì visti come un debito ossequio alla volontà regale.
Le prime disposizioni suntuarie, sono state sancite dalla Grecia, con la volontà di colpire lo sfarzo dei funerali e dei banchetti e risalgono all'età delle legislazioni. Mentre a Roma nel 215 a, C. era stata prolungata la "Lex Oppia" ovvero lo stato reagì contro gli eccessi del lusso, specialmente nell'abbigliamento limitando gli sprechi. In seguito ci furono altre leggi come quella promulgata da Giulio Cesare, "Lex Iulia" da Tiberio e intendeva proibire la seta agli uomini sostituendola alla lana che si pensava fosse più virile. Successivamente fu l'editto di Diocleziano del 301, di Arcadio ed Onorio nel 397.
Ricomparvero in Italia soltanto nel XIII secolo, le ordinanze contro il lusso che occuparono un posto significativo nelle legislazioni comunali. In particolare a Bologna e Perugia si era cercato di limitare il fasto durante le nozze.
Questi divieti e le regolamentazioni erano ispirati ad un concetto di uguaglianza che però è rimasto solo teorico. I principi iniziali erano quelli della libertà completa o dall'impedimento meno severo per le classi più elevate e disposizioni più dure per quelle subalterne. In alcuni casi si sono visti proclamare leggi e vietare il lusso soltanto a quella borghesia che ormai arricchita dal commercio e dall'artigianato poteva competere con i signori.
Il numero delle leggi emanate in Italia crebbero fino al Settecento per scomparire quasi del tutto nell'Ottocento.
Nella Cronaca dello statuto fiorentino del 1330, ricordato dal Villani, si racconta un episodio in cui viene citato il bottone: “Nel detto anno, - egli dice - per calen d'Aprile, essendo le donne di Firenze molto trascorse in soperchi ornamenti di corone e di ghirlande d'oro e d'argento, e di perle e pietre preziose, e reti e intrecciatoi di perle (fili di perle intrecciati che ornano il capo) e altri divisati ornamenti di testa di grande costo, e simile di vestiti intagliati di diversi panni e di drappi rilevati di seta e di più maniere, con fregi e di perle e bottoni d'argento dorato ispesso a quattro e sei fila accoppiati insieme, e fibbiali di perle e di pietre preziose al petto con diversi segni e lettere”.
Ma questi ordinamenti non valevano per tutti i ceti sociali, infatti i cavalieri, i giudici, che dovevano dare loro l’esempio e i medici, potevano portare i bottoni dorati.
Le leggi suntuarie vennero imposte anche verso l'uso inappropriato ed eccessivo dei bottoni ed ecco
qui sotto un accenno con la data e il luogo e a volte chi le ha imposte.
Le leggi suntuarie:
  • I bottoni devono essere simmetrici;
  • 1274, a Siena, lo Statuto suntuario consente un massimo di cinque bottoni di perle a guarnizione della guarnacca e fissava una multa di 100 lire ai trasgressori;
  • 1282, dal Concilio di Tarragona, fu proibito ai chierici di indossare i bottoni d'oro, d'argento o di qualsiasi altro materiale;
  • 1297, a Cremona, lo Statuto prevedeva di vietare agli uomini di portare più di cinquanta bottoni d'argento o di corallo;
  • 1300, a Lucca sono vietati i bottoni d'oro e non dovevano superare i sei, per allacciare i mantelli;
  • 1334, a Venezia la legge emanata dal Senato prescriveva che gli uomini superiori ai dieci anni di età non potevano ornare i propri indumenti con passamanerie, ricami, perle, oro e argento, ma con peroli d'argento;
  • 1335, a Bologna era proibito l'uso di bottoni d'oro che luccicavano al collo e alle maniche delle vesti. La normativa concedeva l'uso di questo accessorio fino a tre once d'oro o d'argento, ma non su abiti con ricami di figure o lettere. Questo restrizione non valeva per le donne dei cavalieri e dei dottori;
  • 1343, a Siena, erano permessi i bottoni se allacciati alle maniche o al petto;
  • 1355, a Firenze, erano proibiti quelli smaltati, di perle, di pietre preziose, decorati, con l'occhiello mancante e l'abbottonatura non doveva superare il gomito;
  • 1377 a Bologna prevede una serie di limitazioni nel l'uso dei bottoni e devono rispettare un certo numero e peso specifico per essere applicati sull'abbigliamento;
  • 1396, a Milano sono vietati i bottoni d'oro a tutti coloro che non erano cavalieri o dottori in legge o in medicina;
  • 1415, a Firenze le donne non potevano concedersi affibbiature ed abbottonature d'argento superiori al valore di 40 soldi (“La donna non possa, ardisca e presuma portare più argento che una libbra d'imbottonatura”);
  • 1453, a Bologna era vietato alle donne di colore le quali conducevano un'“opera rusticalia” vesti e ornamenti di seta, panni di grana e di tessuto cremisi. Potevano dare sfarzo di bottoni o ornamenti in argento per otto once, ricami, frange valutate al massimo tre lire per veste;
  • 1546, a Firenze le donne fiorentine maritate potevano portare i bottoni d'oro, ma non dovevano superare il valo di scudi 15;
  • 12 luglio 1549, in Francia, re Enrico II regolamenta il numero e il posto in cui collocare i bottoni di chiunque;
  • 1565, a Milano, alle nobildonne viene vietato gli abiti.cpn bottoni, rosette o altro ornamento in oro battuto, cristallo, perle e gioie;
  • 1562, a Firenze:
    • Dalle donne maritate et portare al collo una collana d'oro, di valuta al più di scudi 50, non passando nel pregio della fattura di scudi 5. Et oltre a tale catena, un vezzo di bottoni d 'oro, o carcame o altra ca ten uzza, di valuta al più di scudi 15, et la fattura di scudi 4;
    • Della fanciulla non maritata sia prohibito a una fanciulla non maritata, ancorché fìzsse figliuola di padre nobile et statuale, portare veste per di sopra o per di sotto, fuori o in casa, di velluto, dipelpa, di domasco et di raso, oltre alla prohibitione generale : possa nondimeno usare il medesimo fornimento, che le donne maritate possono, nelle veste di sotto. Se li permette ancora portare in capo una grillanda d'oro, di valuta al più di scudi 6; et una catena over carcame di bottoni d'oro o di grana ti, senza smalto, non passando in detta catena o carcame, insieme con la fattura, la valuta di scudi 12;
    • La donna contadina, che babita nel contado di Fiorenza et lavora la terra et l'altru1 possessioni o le sue, in qualunque modo, oltre la prohibitione generale, non possa portare drappo, né seta di cosa alcuna, né panno di grana, né di chermisi. Possa nondimeno portare in capo rete et scufifie di seta, nastro di seta, cintolo di seta, et al collo uno vezzo di bottoni d'argento, il quale in tutto non ecceda la valuta di lire 12;
    • Le meretrici, cantoniere et fèmine di partito, che habiteranno la città, oltre la prohibitione generale non possino portare veste alcuna di seta o drappo, salvo et eccetto le veste per di sotto, purché sieno di drappo non prohibito. Possino nondimeno portare al collo una catena d 'oro di valuta al più di scudi 20, et dua anella d'oro con quelle gioie che piacerà loro. Et in capo non possino portare fazzoletto né sciugatoio d'accia, ma un bonetto overo berretta con punte d'oro, medaglie o piuma, alor voluntà, etpendagli alle orecchie;*
  • 1583, a Parigi, Enrico III istituì una legge per promulgare la produzione di bottoni in smalto;
  • 1586, a Roma, veniva proibito alle donne di ornare gli indumenti con rosette, bottoni, puntali né in d'oro e neppure in argento, gioie, perle sia vere che false o di smalto;
  • XVI secolo, in Inghilterra, Elisabetta I mette in auge i bottoni sui polsi delle uniformi militari per ovviare la rozza operazione dei soldati di pulirsi il naso con la manica;
  • XVII secolo, nel Connecticut, chiunque indossasse bottoni d'oro o d'argento veniva tassato;
  • 20 Agosto 1644, a Venezia, tutti gli indumenti sono obbligati ad avere i polsi delle maniche rifinite con i bottoni;
  • 1644, a Venezia, il Magistrato delle Pompe stabilì che i predetti indumenti dovevano avere tutti le maniche senza i bottoni d'oro;
  • 25 settembre 1694, in Francia, Re Luigi XIV con il consenso del Consiglio di Stato del 14 Giugno 1695 proibì alle donne l'uso dei bottoni ricoperti di lana, ruvida al tatto, cupi di colore; che avevano secondo lui, qualcosa di monacale, di fratino e severo. Infatti lui privilegiava la seta e minacciava con una multa alle femmine che usavano bottoni in lana e il carcere ai sarti e alla modiste che ardivano impiegare negli abiti femminili altri bottoni diversi da quelli in seta. Ma adoperavano comunque bottoni secondo il caso, la forza d'inerzia o quella dell'impulso. Le donne condannarono i bottoni di lana nei recessi più intimi dell'abbigliamento. La battaglia dei bottoni durò poco poiché l'Inghilterra,esportatrice di lana, si preoccupò dei danni ricevuti dalla legge emanata e cercò delle trattative diplomatiche con la Francia la quale dopo qualche diverbio, fece un compromesso, introducendo la seta francese sulla parte esterna e lana inglese su quella interna dei bottoni;
  • 1688-1727, in Gran Bretagna, la realizzazione di bottoni in stoffa è stata vietata per proteggere l'industria dei metalli, ma il decreto è stato ampiamente ignorato.
  • In Inghilterra durante il regno di Charles II (in carica 1660-1685) e il successivo vale a dire quello di William III e Mary II (in carica 1689-1702) era vietata l'importazione dei bottoni stranieri. Qualora qualcuno era intenzionato a trasgredire questa legge c'era da pagare una penale di £ 100 per l'importatore e £ 50 per il venditore. William III condanna i bottoni in legno, stoffa o rivestiti. La regina Anne aveva ribadito in maniera imprescindibile la sua disapprovazione per i bottoni in stoffa, e altri materiali, infatti nessun sarto o alcuna persona doveva utilizzarli, farli, venderli, fissarli, utilizzarli e legarli su qualsiasi indumento, per tale trasgressione si doveva versare £ 5 a dozzina;
  • 1694, in Inghilterra, il re William III e la regina Mary II hanno emanato una legge che impediva di importare tutti i bottone realizzati con qualsiasi materiare peloso come la lana e il crine;
  • Gennaio-Febbraio 1703, a Viterbo, è stata emanato questo Decreto Legge che specificava cosa dovevano indossare le donne con meno di 100 scudi di dote: “In quanto poi alle persone ordinarie e che non haveranno scudi cento di dote, una veste di roverso di Fossembruna o burattone, ò altra robba simile di poco prezzo senza portare vezzo di gioie,ma solamente un picciol vezzo di granate con bottoncino d'oro che non passi la spesa di scudo uno, et un solo anello sposareccio di valuta di giulij quindici”.
  • 16 Gennaio 1712, in Francia il re e il Consiglio di Stato hanno messo un altro divieto ai sarti di utilizzare i bottoni in corno, tanto di moda in quel periodo;
  • 1717, in Francia è stato istituito un regolamento in cui ai bottonieri era vietato produrre i bottoni in altri materiali al di fuori di quelli in rame dorato e gli orafi, invece, potevano realizzare quelli in argento;
  • 1721, in Inghilterra, i bottoni ricoperti di stoffa erano vietati, ma sostituiti con quelli in metallo. Lo statuto prevede infatti, che tutti gli indumenti con i bottoni in stoffa esposti in vetrina o persino indossati da persone private potrebbero essere sequestrati e multati per 40 anni. Un metodo ingegnoso per estorcere informazioni da privati cittadini e trovare chi trasgrediva tale regolamento era l'estorsione offrendo a loro del denaro. Questo era un sistema per incentivare il commercio dei bottoni in metallo;
  • 7 giugno 1780, in Italia, veniva vietata qualsiasi tipologia di importazione di bottoni e anime;
  • 1800-1830, in Francia Napoleone diede il divieto di esportazione inglese di smalto decretando la fine del commercio con la Gran Bretagna;
  • XIX secolo, in Gran Bretagna e in Irlanda, la regina Vittoria (1818-1901), quando rimase vedova diede inizio alla moda del lutto di corte, eliminando tutti i gioielli e sostituendoli con una pasta di vetro Jais) nero lucido;
  • 1942 in Gran Bretagna, durante la Seconda guerra mondiale, venne lanciato il programma Utility che stabiliva criteri ben precisi per la realizzazione dell'abbigliamento, vennero limitati anche l'uso di bottoni, il massimo era di cinque. Per questo progetto collaborarono anche alcuni stilisti come Normann Hartnell, Hardy Amies e Digby Morton.


*CARNESECCHI CARLO, Donne e lusso a Firenze nel secolo XVI cosimo I e la sua legge suntuaria del 1562 di Firenze stabilimento pellas Cocchi & Chiti successori 1902, cit. p.41.



Bibliografia e Sitografia

BELFANTI CARLO MARCO E GIUSBERTI, Storia d'Italia, Annali 19, La moda, Giulio Einaudi ed. 2003
BETTONI BARBARA, Da gioielli ad accessori alla moda. Traduzione e innovazione nella manifattura del bottone in Italia dal tardo Medioevo a oggi, Marsilio Editore, 2013
DE BUZZACCARINI VIITTORIA E MINICI ISABELLA ZOTTI, Bottoni & Bottoni, Zanfi, Modena, 1995, 2 ed.
MARIA GIUSEPPINA MUZZARELLI, Guardaroba Medievale, Il Mulino, Bologna, 1999
FERRIGNI PIETRO COCCOLUTO, I bottoni nell'arte e nella storia, Colonnesse, Napoli, 1993, 2 ed.
ROSITA LEVI PIZETSKY, Il costume e la moda nella società italiana, Einaudi,Torino, 1978
JONES W. UNITE, The Button industry, Sir I. Pitman & Sons, Londra, 1946.
CARNESECCHI CARLO, Donne e lusso a Firenze nel secolo XVI cosimo I e la sua legge suntuaria del 1562 di Firenze stabilimento pellas Cocchi & Chiti successori 1902, 
https://archive.org/stream/cosimoielasualeg00carnuoft/cosimoielasualeg00carnuoft_djvu.txt
DE BRUSLONS J. SAVARY , Dictionnaire Universel de Commerce, Tomo primo, A-E, Geneve, 1742,
http://gallica.bnf.fr/ark:/12148/bpt6k55968180.r=dictionnaire+savary+des+bruslons+1742.langEN
http://mda-arte.blogspot.it/2012/06/le-leggi-suntuarie-o-la.html

giovedì 20 luglio 2017

Bottoni e allacciature medievali


Epistolae heroidum (Octavien de
Saint-Gelais) di Robinet Testard,
Cognac, 1496-98



Agugelli del XV secolo.


Nel Medioevo ci sono diversi modi per allacciasi le vesti tra cui uno di questi è tramite dei lacci o corde che venivano applicati dei forellini rifiniti con un “punto asola” Questi venivano definiti agugelli o aghetti adottati nell'abbigliamento femminile in particolare nel giro manica, sui gomiti e su tutta la manica nel caso quando era molto stretto. Così permetteva di fare vedere la camicia indossata sottostante l'indumento. Inizialmente apparvero solo ed esclusivamente sui gomiti, ma in seguito erano su tutta la manica. In principio con agugelli si intendeva la parte terminale del laccio che era in metallo prezioso o in altro materiale con la punta in cristallo.

Purpoint di Charles de Blois, farsetto imbottito, 
del 1360, Musée des Tissue, Lyon. 

Gli agugelli venivano infilati su delle magliette in metallo adottate nell'abbigliamento adoperate per permettere il passaggio e il sostegno dell'indumento stesso. Oppure potevano essere realizzate delle particolari asole in cotone robusto con “punto occhiello". In questo caso serviva per introdurre un gangherino. Nel XV secolo le magliette in argento o argento dorato applicate sulla cotta nella parte davanti venivano rifinite con dei nastri o sottilissime corde rinforzate con dei puntali in metallo prezioso. Queste magliette erano presenti anche per rifinire i tagli realizzati a scopo ornamentale. Oltre alle magliette nel Rinascimento il magiete, questo è un nome dato ad una particolare asola diffusa verso la fine del XV secolo, era realizzare in metalli preziosi quali oro e argento.Queste sono delle magliette composte da dei piccoli anelli nei quali si facevano passare dei lacci forniti di puntali, chiamati agugielli o tremolanti. Talvolta i magieti avevano un puro scopo ornamentale e venivano fabbricati in oro ed argento, venivano definiti anche come dei lustrini lavorati con dei ricami. Questi facevano parte dei corredi nuziali che ne comprendeva le maniche vesti femminili, erano in vari materiali quali ottone, ferro, rame, argento dorato, od oricalco (lega in rame e zinco Inoltre le magiete potevano essere di varie forme e colori. Le magiete prima di arrivare alla loro lavorazione conclusa subivano vari processi: come primo passaggio il materiale veniva fuso, stampato in un apposito stampo, forato (pertuxate), appositi passaggi ed infine, veniva misurato secondo i canoni commerciali delle maglie di ferro.
Un'altra alternativa nel caso in cui i bottoni erano in metallo e di diverso materiale da quello in stoffa e non venivano cuciti, ma fatti passare attraverso delle asole rotonde e uniti insieme da una corda. Questo sistema facilitava lo spostamento dei bottoni particolarmente pregiati da un capo d'abbigliamento all'altro o secondo le diverse necessità.


Procedimento sintetico per illustrare come venivano realizzati i bottoni nel Medioevo.

In altri cosi poteva i bottoni non venivano cuciti sugli indumenti. Questi venivano inseriti degli occhielli realizzati a posta con le asole di metallo e applicati per mezzo di alcune stanghettine dello stesso materiale del bottone. Infatti, questo metodo di allacciare gli indumenti è un sistema ingegnoso per utilizzare gli stessi bottoni su differenti capi d'abbigliamento.

Carlo Crivelli, 
Santa Maria Maddalena,
1476 circa,
conservato a
 Rijksmuseum di
Amsterdam.



Bottone in argento decorato con un punto e dei raggi, ha l gambo e una stangettina sottostante, è datato intorno al XVI secolo
.

Questi particolari bottoni permangono fino al XV secolo, ma sono piuttosto rare come allacciature che di solito venivano sostituite dal magete o dai gemelli in oro e argento realizzati dagli orafi.
Nel Medioevo prevalentemente venivano utilizzati dei bottoni in stoffa cuciti uno attaccato all'altro. Questi venivano realizzatati con una tecnica speciale che prevede di tagliare un cerchio di stoffa identica a quella dell'indumento dove verranno attaccati i bottoni, dove al cui interno si andava a realizzare sul bordo una filza. Così si ottiene una piccola pallina. Questa viene rifinita con dei punti di cucitura che formano dei cerchi. I bottoni così formati possono avere varie dimensioni che vanno dai 7-10 mm, fino 12-14 mm di diametro.


Particolare del farsetto di Pandolfo III Malatesta del XV secolo.


Pietro Lorenzetti, S. Margherita (o S. Agata),

1315, Mesée de Tessé, Le Mans, Francia.

Le asole invece, venivano realizzate con un punto asola e sono solitamente di forma rettangolare per accogliere i bottoni in stoffa. Sono rotonde per le allacciature con corde e nastri. Infine si ipotizza ci siano delle asole volanti realizzate in tessuto o con corde utilizzate per i bottoni gioiello. I fili utilizzati per realizzare le asole si ipotizza che possono essere in seta o lino.
Talvolta i bottoni potevano essere realizzati all'uncinetto oppure con l'infeltrimento della lana dove venivano fuori delle piccole palline rotonde.


Bottoni medievali realizzati con l'intreccio di fili o uncinetto
.

Nel XVI secolo i bottoni subiscono un'evoluzione e si arricchiscono di dettagli, infatti vengono realizzati con tecniche più sofisticate come l'ago che li rendono molto raffinati e delicati. La struttura interna di questi bottoni definita anima è in legno e il filo viene avvolto tutto intorno.

Bibliografia e Sitografia

AZZALI MARIELLA, Dizionario della Moda, Bologna, Calderini, 1990, 1 ed.
DE BUZZACCARINI VITTORIA e MINICI ISABELLA ZOTTI, Bottoni & bottoni, Modena, Zanfi, 1995, 2 ed.
FRANSEN LILLI, NØRGAARD ANNA e ØSTERGÅRD ELSE, Medieval Garments Reconstructed Norse Clothing Patterns, Aarhus University Press, 2011, 1 ed.
MAUGERI VINCENZA e PAFFUMI ANGELA , Percorsi di storia della moda e del costume , Vol. 1, Milano, Calderini edagricole, 2002, 1 ed.
http://tacuinummedievale.blogspot.it/2014/03/asole-e-bottoni-qualche-appunto-buttons.html

domenica 2 luglio 2017

Bottoni: status symbol


Macè Maillard del 1271 
situata a Villeneure Church, 
Nantes, Pays de la Loire, 
Francia.
I bottoni durante l'inizio del XIV secolo, questo accadeva solo in alcune donne che ne facevano un uso sproposito. Infatti, i produttori di bottoni facevano dei buoni affari. Tant'è che Francesco Berni che era uno scrittore e poeta del XVI secolo consiglia nelle sue Rime Burlesche "una casacca alla turchesca co' botton fino in terra e con gli ucchiegli". 
Queste donne utilizzavano fino a 38 bottoni sulla parte davanti, 20 su ogni manica, uno per ogni piega, intorno al collo. Questi bottoni venivano indossati come dei gioielli.
Questo accadde con la scoperta dell'America che favorì il traffico di oro e pietre preziose, i fabbricanti di bottoni si sbizzarrirono nelle forme e nelle lavorazioni che erano ogni volta più complesse e ricche, i bottoni diventano un elemento importante per l'abbigliamento e aumentarono anche le loro dimensioni. Vengono distribuiti, come ornamento, anche sui capelli e persino su berretti e fazzoletti; mentre le classi inferiori usavano bottoni di osso, legno, rame, bronzo, stagno, ottone, ferro, peltro e cuoio.
I produttori di bottoni sono i gioiellieri, i lavoratori di smalto, i ramai, i falegnami e i produttori di giocattoli. Anche i produttori dei materiali semplici come il corno e le ossa. Nel XIII secolo è stato deciso che il corno, l'osso e l'avorio sarebbero stati riservati per i produttori dei rosai, mentre per i bottoni venivano riservati il rame, l'ottone e l'osso.
Invece, nelle oreficerie si utilizzavano metalli preziosi e il vetro. I bottoni semplici realizzati in legno o in ferro erano rivestiti di uno strato di tessuto, che era intrecciato, uno tecnica che si chiama passamaneria.
Strass e mosaico di marmo sono stati apprezzati anche se l'oro è rimasto il numero uno per la realizzazione dei bottoni e dei gioielli. L'orafo era il re dei bottoni.
Nel 1440 i bottoni sono stati utilizzati sulle maniche staccate e provviste di spacchi e di lacci, ne comparivano dai 20 ai 50 pezzi.
Il Rinascimento li vuole sempre più sfarzosi, eseguiti su ordinazione con pietre preziose incastonate.

Particolare del monumento di
Sir Richard de Willoughby, nella chiesa di Willoughby,
XIV secolo circa.

Durante quest'epoca i bottoni erano un elemento importante, anche per le classi più povere della borghesia, le quali ci tenevano molto a mostrare dei bellissimi bottoni che attaccavano e staccavano all'occorrenza. I bottoni in questo periodo diventano un bene prezioso ed era considerato un buon investimento economico per il fatto che erano facili da nascondere in caso saccheggio, comodi da portar via in caso d'improvvisa fuga ed emergenza, venivano utilizzati come merce di scambio al posto del denaro. Inoltre, i bottoni facevano parte di alcuni corredi nuziali o della dote, come per esempio in Italia ed in particolare in Liguria, in Alto Adige e in Sicilia.
I bottoni non venivano cuciti sulle vesti con il filo, ma venivano inseriti in degli occhielli con asola di metallo per mezzo di una stanghettina dello stesso materiale del bottone.
Con il tempo, il bottone fu sempre più carico di significato, non solo come status symbol, ma anche come manifestazione della personalità, della appartenenza ad un determinato gruppo o dei propri sentimenti. 
Si dice che Enrico III, re di Francia tra il 1574 e il 1589, alla morte della sua amata, chiese al suo gioielliere di creare dei bottoni in argento a forma di teschio da utilizzare nella cerimonia funebre in dimostrazione del proprio dolore, iniziando una vera e propria moda.
Luigi IX di Francia, nominato re santo, (1214-1270), si narra che quando lui si doveva presentare davanti al sultano, si fece confezionare un indumento ricoperto interamente di due dozzine di bottoni d'oro per sembrare più forte e ricco del sultano.

Giovanna D'Aragona, attribuito a R. Sanzio,
1518, Musée du Louvre, Parigi. 


Nel 1387 Caterina Porta portava in dote un guarnaccone (specie di mantello pesante) celeste, con pomelli (bottoni rotondi a forma di pomo) di perle.
Si racconta nella novella CXXXVII di Francesco Sacchetti del 1399 la vicenda particolare di un notaio fiorentino il quale contestava a una dama che indossava un numero di bottoni superiore a quello consentito. Lui si senti rispondere dalla signora che quanto andava ad indicare erano delle coppelle, quindi non dei bottoni, ma semplici ornamenti e perciò non dovevano essere fuori legge. 
Il papa Clemente VII (1478-1534) si faceva realizzare i suoi bottoni uno ad uno da un rinomato scultore, Benvenuto Cellini.
Nel XIV secolo, una dama chiese ad un orafo chiamato Pierre di realizzarli venti bottoni d'oro per allacciare una sopraveste, nove allacciature, cinquanta peroli con perle. Tutto questo doveva essere fatto per il marito.
Negli inventari monzesi del XV secolo sono elencati quattro vesti con bottoni d’argento variano di numero da 40 a 126, riconsegnate alla vedova di Nicola Lugoza. Il marito è venuto a mancare poiché è stato giustiziato per cospirazione contro il duca di Milano.
Nei mantelli femminili, i bottoni d’argento dorato o di perle si riconoscevano dalla loro lunghezza, partivano sulla spalla e terminavano in gola.
Isabella d’Este, marchesa di Mantova, (1474-1539), arriva ad inserire più di venti bottoni preziosi, a puro scopo ornamentale. Si narrano nelle cronache Vallonico, del principe e del duca di Savoia, i quali sfoggiasse a Venezia, di ritorno dall’Ungheria, un colletto di cuoio, abbottonato sul davanti con bottoni dorati. In una sua camora (abito aderente in uso nel 1400) era costellata da 609 bottoni d'oro con asole fittissime, come era sua consuetudine in quel periodo storico.

Apoteosi di Sant'Orsola e delle sue compagne, di Vittore Carpaccio,
del 1491, Galleria dell'Accademia di Venezia.

Nel XVI secolo, ci fu una rinascita per la realizzazione dei bottoni con la tecnica dello smalto, come il cloisonne. Infatti, Francesco I di Francia si pensa che possedesse e indossasse le prime pamres apparse sul mercato. Nel 1566, suo nipote, Carlo IX regolò il lavoro dei bottonai smaltatori di Parigi e il fratello di questo ultimo, invece nell'aprile 1583, Enrico III, istituzionalizzò con delle leggi la produzione e l’uso di bottoni in smalto, vetro e cristallo.
Le donne non maritate del Cinquecento avevano l'abitudine di caricarsi di orpello appariscenti quali catene, collane, bottoni d'oro e granate, ma senza smalti.
In questo periodo storico andava l'uso dello strascico di conseguenza per consentire di raccogliere e affrancare quest'ultimi sul dietro dell'indumento toccava applicare un grosso bottone di diverso materiale il quale poteva essere d'oro o d’avorio.
Infine, in Inghilterra per ovviare ad una brutta abitudine vale a dire di pulirsi il naso con la manica, la regina Elisabetta aveva messo in auge i bottoni sui polsi per le uniformi militari.  

Bibliografia e sitografia

AZZALI MARIELLA, Dizionario della moda , Bologna, Calderini, 1990, 1 ed.
DE BUZZACCARINI VITTORIA e MINICI ISABELLA ZOTTI, Bottoni & bottoni, Modena, Zanfi, 1995, 2 ed.
EPSTEIN DINA e SAFRO MILLICENT, Buttons, New York, Harry N. Abrams Inc., 1991.
FRANSEN LILLI, NØRGAARD ANNA e ØSTERGÅRD ELSE, Medieval Garments Reconstructed Norse Clothing Patterns, Aarhus University Press, 2011, 1 ed.
FERRIGNI PIETRO COCCOLUTO, I Bottoni nell'arte e nella storia, Napoli, Colonnesse, 1993, 2 ed.
FRUGONI CHIARA, Medioevo sul naso Occhiali, bottoni e altre invenzioni medievali, Bari, Gius. Laterza & Figli, 2001, 1 ed.
MAUGERI VINCENZA e PAFFUMI ANGELA , Percorsi di storia della moda e del costume , Vol. 1, Milano, Calderini edagricole, 2002, 1 ed.
READ BRIAN, Metal Buttons c.900 BC-c.AD 1700, Somerset, Portcullis, 2010, 2 ed.
http://www.placidasignora.com/2007/11/21/storia-del-bottone/
https://it.wikipedia.org/wiki/Bottone

lunedì 12 giugno 2017

La nascita del bottone

Adelaide di Borgogna, anonimo, senza titolo,
mostra dei bottoni applicati sul centro davanti.
I primi bottoni, come li conosciamo noi sono comparsi nel Medioevo sia in forma decorativa che funzionale al loro uso e si ipotizza che fossero stati i Crociati ad importare il gusto dei Turchi, poiché usavano abbottonare i loro abiti dal mento alla vita e dai gomiti ai polsini. Un primo esempio dove vengono applicati dei bottoni in forma decorativa lo si può trovare sul ritratto fatto alla Regina ed Imperatrice del Sacro Romano Impero, Adelaide di Borgogna (931-999).
Ci sono altre testimonianze archeologiche del IX secolo, che confermano l'uso dei bottoni nell'abbigliamento medievale. Questo secondo il libro Dress Accessories Medieval Finds from Excavations in London e Textiles and Clothing 1150-1450. Queste fonti si basano sulle escavazioni di Londra, dova sono stati ritrovati in dei sepolcri anglosassoni delle tuniche con delle abbottonature.
In Irlanda, è stato trovato un bottone con il gambo in metallo smaltato con il design triskele.
Nel nord Europa durante degli scavi archeologici in Svizzera a Birka sono stati ritrovati dei bottoni datati intorno al IX e X secolo. Questi bottoni sono stati trovati su un indumento che ricordava un cappotto maschile dell'epoca.
Nel XIII secolo, in Francia, esistevano le corporazioni dei “boutonniers”, poiché erano registrati nei Registri dei Mestieri compilati da Etienne Bouileau, preposto di Parigi.
I bottoni sono nati per unire le maniche eleganti, ma strettissime, sulle scollature, sui polsini e sull'abbottonatura del davanti.
I materiali utilizzati sono in oro, argento, perla, ambra e corallo prima che fossero colpite dalle leggi suntuarie che ne limitarono l'utilizzo parsimonioso. I bottoni cambiano denominazione in base alla loro forma:
    Maspillo in lega di piombo del 1300 - 1500.
  • Pomelli o Maspilli: nascono nel 1200 e sono dei gioielli a forma di spillone, a forma rotonda e a forma di pomo, disponevano di un piccolo occhiello sul retro da dove passava il filo che li fissava alla stoffa, lasciando completamente libera la superficie, sono ornati  di smalti o gemme che costituiscono l'ornamento femminile nel XIII e nel XIV secolo;
  • Coppelle nascono nel 1300 e sono a forma di mezza sfera, senza gambo e occhiello, ma hanno sul dietro una barretta con becchetto per essere allacciate direttamente sulla veste a scopo ornamentale;
Ritratto di Lionello d'Este, Pisanello, 
1441, Bergamoindossa una sopraveste 
con delle applicazioni, di bottoni a mezza 
sfera detti coppelle.

Coppelle in lega di piombo e ghisa del XIII - XVI secolo.

Perolo, in lega di rame del 1500 - 1700.

  • Peroli nascono nel 1300 e sono a forma di pera e fabbricati in argento, oro, corallo, ambra e perle;
  • Magli, sono i bottoni fatti in corallo ed argento;
  • Le nozze di Cane, Giusto de' Menabuoi, 1376-78, Battistero del Duomo, Padova.
  • Ganci con asole metalliche o in argento dorato, diffusi nel 1400 e venivano utilizzati un po' dappertutto. Questa tipologia di bottone sono divisi in due parti una e composta in una prima parte da un anello metallico usato per l'abbigliamento che funge da passaggio di altri elementi come i nastri. Nella seconda parte del bottone c'è un gangerino o gancio, definito anche Kànlclialos, che significa cardine e ha la forma di un piccolo uncino metallico che si introduce nella maglietta e serve per chiudere gli indumenti. I bottoni, nonostante la recente scoperta della loro funzionalità, avevano ancora una forte impronta decorativa. Nel caso in cui avevano una loro funzione questi venivano applicati sui capi d'abbigliamento in particolare sulla scollatura, sulle maniche, sul collo della guarnacca, sui cappucci degli uomini e delle donne. I bottoni furono una prerogativa delle classi benestanti, che difesero il loro privilegio tramite le direttive da loro imposte, non sempre rispettate dai cittadini.

Bibliografia

AZZALI MARIELLA, Dizionario della moda , Bologna, Calderini, 1990, 1 ed.
DE BUZZACCARINI VITTORIA e MINICI ISABELLA ZOTTI, Bottoni & bottoni, Modena, Zanfi, 1995, 2 ed.
EPSTEIN DINA e SAFRO MILLICENT, Buttons, New York, Harry N. Abrams Inc., 1991.
FRANSEN LILLI, NØRGAARD ANNA e ØSTERGÅRD ELSE, Medieval Garments Reconstructed Norse Clothing Patterns, Aarhus University Press, 2011, 1 ed.
FERRIGNI PIETRO COCCOLUTO, I Bottoni nell'arte e nella storia, Napoli, Colonnesse, 1993, 2 ed.
FRUGONI CHIARA, Medioevo sul naso Occhiali, bottoni e altre invenzioni medievali, Bari, Gius. Laterza & Figli, 2001, 1 ed.
MAUGERI VINCENZA e PAFFUMI ANGELA , Percorsi di storia della moda e del costume , Vol. 1, Milano, Calderini edagricole, 2002, 1 ed.
READ BRIAN, Metal Buttons c.900 BC-c.AD 1700, Somerset, Portcullis, 2010, 2 ed.