sabato 18 febbraio 2023

Anni '20 e i bottoni pratici


Illustrazione di un bottone della fine degli anni '20, riproduce su metallo la raffigurazione di un aeroplano e verniciato di rosso. Rappresenta la mobilità su celo ricercata per secoli dall'essere umano giunta la prima attraversata dell'Oceano Atlantico nel 1927 da Charles Augustus Lindbergh. Con questo bottone forse si vuole ricordare la conquista di un grande traguardo, ovvero il raggiungimento e il superamento di un limite dell'umanità, che equivale la possibilità di volare e raggiungere delle mete in poco tempo fino a prima irraggiungibili.  



Italia, in seguito alla fine della Prima Guerra Mondiale era pervasa da una forte crisi economica, dalla disoccupazione e dalle lotte sociali (movimenti sociali e i partiti di massa). Tutto questo influenzo in parte anche la moda e gli accessori che la arricchivano.
Negli anni '20, molti dei capi d’abbigliamento femminile, in particolare quelli sportivi, erano chiusi con bottoni, spesso messi al lato sinistro accanto alla cucitura per non essere visti, oppure come decorazione. Una moda dell’epoca era i bottoni da giarrettiera che incarnavano a pieno lo spirito irriverente e la libertà sessuale degli anni '20, essi si nascondevano sotto la gonna e stupivano con messaggi sfrontati o con il faccino di Betty Boop ai fortunati che riuscivano a vederli.
In questi anni andavano molto di moda i bottoni automatici che sono stati scoperti nell'Ottocento.
Le paste sintetiche permettevano molteplici forme di bottoni e sostituirono gli altri materiali con l'aggiunta di pagliuzze metalliche. Le combinazioni dei colori prevalenti erano il bianco e il nero, il bianco e il blu, il marrone e il beige, il rosso e il blu. I materiali artificiali erano duttili e permettevano la creazione di motivi geometrici (cubi e piramidi) sul bottone.
Vengono introdotti in commercio in questo periodo storico i materiali sintetici essendo estremamente duttili e si adattano perfettamente a qualsiasi forma li si voglia dare. Pertanto gli anni '20 erano uno sbizzarrissi di bottoni di tutte le forme e colori partendo da motivi geometrici, applicazioni vari, rotondi, debordato disegni inconsueti. Inoltre erano presenti anche dei volumi geometrici a tre dimensioni come cubi e piramidi con spigoli oppure con gli angoli smussati.
Nel 1925 i bottoni assolvono una funzione ornamentale, ma non per questo spariscono i solito, pertanto restano sempre presenti quelli pratici che assolvono la loro scopo.
La moda del momento voleva o per lo mene sono presenti in alcune fotografie ed illustrazioni delle allacciature asimmetriche su gonne, giacche, giacconi e abiti.
I fabbricanti di bottoni e gli artigiani dell'alta moda provvedevano e si assicuravano le materie prime adatte a loro. Utilizzavano barre o lastre di galalite dove ne ricavavano le forme, passate su tornio oppure su stampi metallici riscaldati in forni da laboratorio.
I sarti solitamente producevano la giacca a monopetto con tre bottoni di corozo e dove veniva allacciato solo un bottone, quello di mezzo. Questo nel caso in cui veniva indossata. Il marchio distintivo del sarto che la realizzava si poteva notare alche dal bottone che portava inciso il suo nome. Pertanto dove dove cerano i bottoni si poteva capire chi vestiva la persona. Quindi anche sui pantaloni, taschini interni ed esterni, ovunque siano; se il sarto utilizzava dei bottoni marchiati e se una persona dall'occhio attento capiva subito da quale sartoria si vestiva.
Nel frattempo, si iniziava a riprodurre ed ad imitare quasi alla perfezione i materiali naturali; ottenute con delle paste sintetiche che imitavano in particolare la madreperla. Ottennero un grande successo, anche se la madreperla pura è più tenace e resistente. Nelle mercerie veniva venduta in delle confezioni da sei bottoncini cuciti su cartoncini ricoperti di carta d'argento. Solitamente venivano cuciti su gilet e frac.
Il bottone nella anni Venti è ancora presente e adatto a tutte le occasioni sia sportive che eleganti.
Alcuni sostengono che gli uomini degli anni '20 vestiti di tutto punto potevano arrivare a contare su di sé non meno di quaranta bottoni. In generale i bottoni nelle mutande si utilizzavano quelli in osso, per le camice erano in madreperla, mentre per le giacche, pantaloni, panciotto e paletot erano in corozo oppure in metallo. Pertanto erano di cuoio per l'abbigliamento sortivo o da pioggia, e in passamaneria venivano utilizzati per la marsina a coda di rondine.
Verso il finire degli anni Venti compaiono i bottoni ricamati e in filigrana.
La stilista che ha creato nuovi stili di bottoni durante gli anni Venti ovvero dal 1927 è stata Elsa Schiapparelli che collaborava insieme a Jean Clement nel creare nuovi stili di bottoni. Lui fu il migliore e geniale disegnatore di accessori di Parigi, ha lavorato solo per lei. Insieme a queste due menti fondamentali, incredibilmente geniali e creative si erano ispirati all'arte, soprattutto al Surrealismo di Salvator Dalì per elaborare dei bottoni visti come delle maniglie del celeberrimo disegno “la città dei cassetti”. In quel periodo venivano creati di tutti i modelli e colori, resi luminosi grazio all'impiego di una particolare verniciatura al fosforo. Spesso i bottoni firmati dalla Schiapparelli venivano laccati su basi in legno intagliato, di alluminio o di metallo, talvolta erano di cellulosa, di porcellana, di ambra, di vetro colorato di giada bianca, di ceralacca, galalite e bakelite. Utilizzava anche la tecnica manuale di pirografia su dei bottoni in legno. Con questo connubio geniale di surrealismo fu per la prima volta che si poterono trovare delle allacciature insolite su tailleur e cappotti come limoni, aranci, pompelmi e melograni di ceramica. Sicuramente questo fu un periodo pieno di inventiva spiritosa e in quanti hanno avuto l'occasione di poterci lavorare e a produrli come i creatori delle opere e oppure addirittura indossarli senz'altro si siano divertiti o almeno così si potrebbe ipotizzare. Mentre negli anni Trenta avevano inventato i bottoni a forma di lacci da scarpe, di fermacarte in cristallo con i fiori, cucchiai, ballerine, cavallini, e lecca-lecca. Inoltre, producevano delle campanelle, i sugheri, le graffette, il segno del dollaro in metallo dorato, i chicchi di caffe e le drupe del cinnamomo (la pianta della cannella). Infine aveva pensato di produrre i bottoni in cuoio dedicati ai capi d'abbigliamento sportivi, realizzati unendo la pelle al tessuto con cucitura a due aghi realizzati dal sellaio. Così in generale una persona poteva ritrovarsi ad indossare gli alamari e i bottoni in pelle di coccodrillo su un vestito da pomeriggio in lana nera.


Bibliografia

DE BUZZACCARINI VITTORIA e MINICI ISABELLA ZOTTI, Bottoni & bottoni, Modena, Zanfi, 1995, 2 ed.
EPSTEIN DINA e SAFRO MILLICENT, Buttons, New York, Harry N. Abrams Inc., 1991.
FERRIGNI PIETRO COCCOLUTO, I Bottoni nell'arte e nella storia, Napoli, Colonnesse, 1993, 2 ed.

Aggiornamento del 28/02/2023.

Belle Époque


Illustrazione di un bottone in stile Liberty.


Durante il periodo della Belle Époque (Epoca Bella, 1871-1914 circa), in Europa, se pur rifacendosi con un termine tipicamente francese si manifesta anche negli USA con il Gilded Age (Età dell'oro), in Messico con il Porfiriato, in Gran Bretagna con Età Vittoriana (1832-1901) e Età Edoardiana (1901-1910),  mentre in Italia viene suddiviso in due periodo ovvero Età Umbertina (1878-1900 circa) e l'Età Giolittiana (prende il nome dal politico italiano Giovanni Giolitti e va dal 1903 al 1914). Questo periodo nasce in Francia era un periodo ricco di scoperte, ricerche, invenzioni tecnologiche e sperimentazioni in molti campi quali non si possono citare tutti, ma soprattutto scientifici, tecnologici, artistici e industriali. Tali progressi hanno permesso di avere a tutti noi un notevole miglioramento sociale come l'illuminazione elettrica, la radio, l'automobile e tutte quelle comodità che attualmente forse diamo per scontato, prima di allora non esistevano. Pertanto la situazione iniziava a cambiare con l'arrivo del '900 si iniziano a creare delle tensioni sul pino commerciale e finanziario per il predomino coloniale.
La moda di questo periodo prevedeva che nulla era dato al cosa un abito per ogni occasione e gli accessori dovevano stare al loro seguito, quindi si adattavano perfettamente mise.
Per tale motivo le donne utilizzavano i bottoni sulla biancheria intima, sui vestiti da giorno, da pomeriggio e da sera. L’uomo, invece, adottava i bottoni a quattro fori, che sono come quelli che utilizziamo tuttora.
I bottoni dell'Art Nouveau o stile Liberty hanno una qualità nettamente inferiore rispetto a quelli realizzati in epoche precedenti, ma i progressi tecnologici e creativi (forme, colori e dimensioni) che seguono i diversi movimenti artisti lasciano la loro traccia grafica anche su queste piccole opere d'arte. Questi bottoni potevano essere realizzati in metallo (ferro ed ottone), corno, guscio di tartaruga, vetro che poteva essere colorato oppure rifinito in metallo, galalite ed infine in smalto.
In Italia, dove era sviluppata una certa tradizione vetraria veneziana, dopo la metà del XIX secolo, Ercole Moretti, sviluppa una serie di bottoncini piatti, a cupola e a pallina di vetro variamente decorati. Venivano apprezzati nelle zone limitrofe che esportati all'estero.
I temi trattati in questi bottoni sono le donne dai lunghi capelli fluttuanti, i fiori, come ad esempio le orchidee, le rose, i gigli e gli animali come il pavone, le farfalle, il serpente e le libellule.
In questo periodo andava di moda utilizzare nei capi d'abbigliamento sportivi dei grandi bottoni in celluloide bianca, trasparente oppure colorata al posto della madreperla e del guscio di tartaruga.
Questo materiale divenne molto popolare all'inizio del XX secolo fino a che non si scoprì che era altamente infiammabile.
Le donne per la loro toilette utilizzavano pochi bottoni, ma molto importanti. Quest'ultimi potevano essere in oro e in argento, decorati con motivi decorativi in smalto color seppia, trasparente, con dei leggeri motivi floreali e con i bordi rifiniti da piccoli diamanti sfaccettati.
Questa tipologia di bottone è stata progettata da Fabergè, un orafo russo di origine francese, il cui nome compare in occasione dell’Esposizione Universale del 1900 a Parigi.
Un'altra figura creativa era Lalique, i suoi bottoni erano più accessibili a livello economico e altrettanto prestigiosi, venivano ornati con profili femminili dai capelli lunghi, dalle donne “floreali”, dalle “libellule”, dalle cornici di fiori, dai movimenti flessuosi dallo stile Liberty.
Sono ricomparsi sempre in questo periodo storico i bottoni in marcasite, famosi nel Settecento. Inoltre venivano utilizzati i bottoni in strass tipici della Belle Epoque che venivano anche definiti “pietre del Reno”.
I bottoni prodotti in marcasite, in vetro e in smalto non facevano parte integrante dell'indumento, ma erano acquistati a parte e conservati in scatoline speciali e cuciti successivamente all'occorrenza.
In questo periodo storico popolavano i famosi stilisti Poiret e Fortuny che si ispiravano all'arte orientale e all'esotismo. I bottoni spaziavano dai soggetti russi a quelli africani. Inoltre si poteva notare un ritorno all’antico, alle raffigurazioni delle teste di leoni assiri e alla presenza di alcuni stilemi di gusto rinascimentale. L’influenza più forte all’inizio del secolo era quella dell’arte giapponese. In particolare, il parigino Paul Poiret (1879-1944) produceva bottoni intrecciati con fili di seta colorata ed impreziositi con oro ed argento per donare fascino, lusso ed eleganza.
La Mode Illustrée del 31 dicembre 1911, in un articolo, cita: “Bottoni in gran quantità, di tutte le forme e di ogni dimensione a partire dai bottoncini della tonaca da prete fino a dischi che misurano ben 7 cm di diametro. Molti vestiti sono abbottonati per tutta la lunghezza, davanti nel mezzo o di lato, in linea diritta o in sbieco. Spesso i bottoni sono assortiti alla toilette nel colore della passamaneria, oppure ricoperti dello stesso tessuto; altre volte ancora di tessuto diverso e di colore contrastante, oppure vengono scelti tra “modelli” di haute fantasie che sono innumerevoli. Come ultima novità vengono citati i bottoni di cristallo tagliati a scodella, quelli in argento “vecchio” cesellati, altri tutti di strass e i bottoncini di madreperla colorati piatti, convessi o a pallina. Gli immensi bottoni di tartaruga bionda o variegata che valgono fino a 90 franchi alla dozzina! Non si possono dimenticare i bottoni in “galalite”, composizione variamente colorata e marmorizzata che presenta la curiosità di essere ricavata dalla caseina indurita, raccolta dai “complessi lattiferi” della Repubblica Argentina e che seccata e insaccata viene spedita ai fabbricanti francesi che la lavorano trasformandola in materiale duro che ha l’apparenza dell’agata e di cui sarà impossibile, almeno di non essere maghi indovini (e ancora!) capirne la singolare origine”.
Negli anni '10 del Novecento le signore non esitavano ad utilizzare bottoni di strass, di cristallo, d’agata, di corniola o di corno inciso e scolpito.
I bottoni più apprezzati erano quelli realizzati in bachelite a forma di frutta: nocciole, meline, fragole e ciliegie. Questo materiale era apprezzato per la sua malleabilità ed era facile da tingere. Inoltre venivano utilizzati bottoni in passamaneria e in corozo, quest'ultimi specialmente nei cappotti. Nel 1913 i bottoni di perla erano molto apprezzati, di conseguenza si cercava di imitarli con materiali differenti come porcellana, legno, vetro, jais o perle vere. La forma, poteva variare da rotonda, tubulare, cabochon, regolare e barocca. Con l'avvento della Prima Guerra Mondiale, la moda dei bottoni subì dei drastici cambiamenti, diventarono a forma di oliva, di piccole ghiande e di palla, i materiali erano la giada, l’osso ed il legno.
In questo periodo, una recente invenzione veniva messa in commercio era il bottone a pressione, brevettato dopo il 1870. Era e lo è ancora tuttora indiscreto, poco ingombrati e rapido da allacciare. Infatti, alcuni li chiamato con l'appellativo di “bottoncini tac”. Questa tendenza ad aggiungere dei nuovi macchinari e materiali all'industria bottonaia porteranno in seguito a dei nuovi cambiamenti per gli anni successivi.  

Bibliografia

DE BUZZACCARINI VITTORIA e MINICI ISABELLA ZOTTI, Bottoni & bottoni, Modena, Zanfi, 1995, 2 ed.
EPSTEIN DINA e SAFRO MILLICENT, Buttons, New York, Harry N. Abrams Inc., 1991.
FERRIGNI PIETRO COCCOLUTO, I Bottoni nell'arte e nella storia, Napoli, Colonnesse, 1993, 2 ed.

Aggiornamento del 28/02/2023.

giovedì 24 febbraio 2022

Fibula a disco

Nomenclatura fibula a disco.



Fibula ad arco con costole e staffa entrambe a disco.
 

Le fibule a disco semplicemente è composta da una parte superiore di forma circolare, sul davanti può essere decorata e rifinita in vari modi, mentre sul retro presenta l'ago, con la molla e la staffa. Questa tipologia non è da confondere con quelle che ha come elemento aggiuntivo il disco. Le illustrazioni soprastanti sono utili per confrontare le due differenti tipologie. Una all'apparenza sembra un bottone vista di fronte, cambia solamente il retro che ha un ago anziché un gambo. Mentre l'altra si vede chiaramente che è una spilla. Ma ha l'arco completamente ricoperta dall'inizio alla fine di dischi e uno è presente sulla staffa ha un motivo decorativo a spirale. Conclusa questa premessa in generale le fibule a disco sono diffuse intorno al VI - VII secolo d. C.
La fibula a disco veniva utilizzata inizialmente dagli antichi romani, in particolare dai militari, successivamente passò alla famiglia imperiale e agli alti funzionari di corte. In particolare serviva a vista d'occhio per fissare il mantello sulle spalle ed impedirne che ricadesse sul pavimento e darne quella elegantissima forma di importanza e regalità signorile.
Successivamente questo elemento di fissaggio passò in eredità al popolo Bizantino, un noto esempio è quello raffigurato dall'imperatrice Teodora nel mosaico della chiesa di San Vitale a Ravenna. In seguito furono utilizzati anche nell'Alto Medioevo non solo in Italia, ma anche da altri popoli quali Goti e Longobardi.
Gli elementi decorativi di spicco che rifinivano la fibula a disco rappresentavano lo stato sociale della persona a cui apparteneva.
Le decorazioni potevano essere a cloisonné in granati, vetro, paste fuse, smalti colorati, sbalzo ornamenti in pietra e castoni centrali, a filigrana godronatura, a filigrana e a traforo.
Per quanto riguarda i materiali possono essere vari quali bronzo, oro, granati e argento. Inoltre, esistono varie varianti quali a piccole fibule di forma circolare, a rosetta, a celle stretta, a scatola, con tre anelli pendenti nella parte inferiore, con moneta, con protomi di animale, con umbone centrale, forme orizzontali e fibule Cividale - Luchheim.
Per finire esistono alcune sepolture sparse nel territorio italiano di età Longobarda e uno di particolare rilevanza e quello di Castel Trosino (Ascoli Piceno), ma con molta probabilità non dovrebbero manca altri esempi sparsi per l'Italia e all'estero. 

Bibliografia

DOLCEGGIO MARTINA, Fibule a disco di VI - VII secolo in Italia, BraDypUS, 2018.





Fibula a arco foliato

Fibula a arco foliato con pomello terminale VI - VI secolo a. C., decorazione a bulino. L'originale è presente al Museo Provinciale Sannitico di Campobasso.


Le fibule ad arco foliato potrebbero presentare anche una forma romboidale, staffa trapezoidale appiattita superiormente ed essere decorate incise con vari motivi come per esempio quelli a rombi o fili di triangoli e da tratteggi. Sul disco, per esempio del tipo Chieti, in alternativa si potrebbero avere lungo il bordo dei motivi a fasce di linee concentriche intervallate alternativamente a denti di lupo ed a meandro spezzato. Mentre, nella zona centrale raffigura dei punti, il sole in prossimità del raccolto e delle svastiche. Inoltre, talvolta ha degli anelli marginali. Altre volte invece la staffa a disco è fissata da due ribattini. La molla potrebbe essere con un duplice avvolgimento. Si possono rilevare degli esempi di questo tipo provenienti dalla necropoli localizzata a Porticone (Termoli), a Rudiae (Taranto), Gildone (Campobasso) e ecc. Queste fibule sono datate intorno al periodo dalla fine del VI - inizio V secolo a. C.  Ma non mangano esempi del VIII fino al IV secolo a. C. Altri esemplari si possono vedere presso il Museo Archeologico d'Abruzzo o in tanti altri musei sparsi in Italia. Pertanto ogni fibula ha delle caratteristiche proprie ed è difficile integrarle tutte con un blanda descrizione.




mercoledì 23 febbraio 2022

Fibula a coste

 

Fibula a coste, sono grandi a disco e con arco ingrossata, bronzo, Golasecca, 750 - 680 a. C., l'originale appartiene alla collezione archeologica del Museo Poldi Pezzoli.

La fibula a coste in parole molto semplici e si potrebbe descrivere come una spilla di sicurezza con un arco nella parte superiore ingrossato con una serie di rientranze globulari che ricordano delle costole.

Queste possono essere piccole o grandi oppure a disco (IX - VII sec. a.C.) e ognuna ha delle determinate caratteristiche morfologiche specifiche. Inoltre, sono state ritrovate soprattutto nel territorio della Golasecca, ma non mancano altri luoghi come Como quelle ritrovate nella necropoli del cimitero di Cà Morta, Bologna e nella valle dell'Alto Adige, ecc.  Questa fibula compare parallelamente a quella definita a bruco quindi intorno al IX secolo a. C. Quest'ultima si distingue dal fatto che presenta delle piccolissime coste e ricorda proprio la forma di tale animale.  Quella definita per forma classica presenta delle coste larghe e piatte. Mentre quella conosciuta come Cà Morta ha la sua specificità così probabilmente caratterizzata dal nome del luogo in cui è stata ritrovata per la prima volta. Pertanto è nello specifico composta da coste assottigliate e distanziate, le estremità si presentano allungate e affusolate, la staffa espansa e asimmetrica. Le fibule a coste potrebbero essere con arco a coste piatte e poco sporgenti, o di piccole dimensioni, con costole poco rilevanti, alcuni esempi potrebbero essere come quella con il tipico bruco di de Marinis e di tipo Mörigen.

Fibula a bruco, con arco a piccole coste, in bronzo, Golasecca, ritrovata nel Val di Vico, Como, Italia, 900 - 825 a. C. l'originale è presente nella raccolte archeologiche e numismatiche del Museo Archeologico Paolo Giovio. 


Nome

Periodo

Luogo

Fibula a piccole coste, fibula a dischi; fibula a bruco.

IX secolo a. C.

Golasecca

Fibula a piccole coste, fibula tipo Mörigen, fibula tipo Mörigen a coste larghe.

VIII secolo a. C.

Golasecca

Fibula a piccole coste, fibula tipo Mörigen, fibula tipo Mörigen a coste larghe, fibula Castelletto Ticino.

VII secolo a. C.

Golasecca

Fibula Castelletto Ticino, Fibula Cà Morta

VII-VI secolo a. C.

Golasecca


Tabella varianti della tipologia di fibula a coste ritrovate a Golasecca.

Il ritrovamenti delle fibula a coste in altri territori al di fuori di quelli probabilmente riconosciuti per il loro solito utilizzo potrebbe essere dovuto ad una pratica commerciale. In alternativa ad un consolidamento tramite matrimoni tra due differenti popoli. Questo oggetto è un ornamentale e probabilmente anche funzionale, tipicamente femminile, ma non solo villanoviana ed etrusca. Infine, permetteva di sviluppare  il territorio quando veniva commercializzato in altri territori stranieri. Ovviamente termina la sua diffusione intorno al VI secolo a. C. probabilmente sostituito con altre fibule di altre forme o con altri sistemi di allacciatura più pratici e sicuri.

Nome variante

Descrizione

Periodo

Luogo

Fibule a grandi coste tipo Mörigen

Ha un arco massiccio, a ferro di cavallo con coste larghe o sottili a dorso piatto, sporgenti e le estremità di questo sono tozze e rigide, a volte decorate a incisione. La staffa è sempre simmetrica e a base stretta.

N/R

Italia

Fibule con coste a disco

Presenta delle coste particolari, distanziate l'una dall'altra e molto sporgenti anche sul lato interno dell'arco, assumendo in tal modo più l'aspetto di dischi che di vere e proprie coste.

N/R

Italia

Fibule a coste assottigliate tipo Cà Morta

Ha la forma delle coste assottigliate verso l'esterno e ben distanziate. Arco è spesso affusolate e con una decorazione incisa. Inoltre esistono delle variante con filo inserito sulla sommità delle coste, dal quale pendono catenelle e pendagli.

VIII-VII secolo a. C.

Italia

Fibule a grandi coste con ampia staffa asimmetrico decorata

Ha la staffa ampia, decisamente asimmetrica anche se non allungata, per lo più con la faccia anteriore decorata a incisione. Alcune hanno le coste piatte, poco rilevate, mentre altre sono con coste di ridotte dimensioni, arrotondate, molto simili a larghe costolature.

N/R

Italia

Fibula a grandi coste con ampia staffa simmetrica decorata

Presenta delle decorazioni sulla faccia anteriore della staffe. Inoltre, ha una staffa simmetrica anche se molto ampia e un arco con piccole costolature intercalate fra coste molto marcate.

VI secolo a. C.

N/R

Fibula a coste con arco traforato

Fibula a grandi coste con arco traforato e staffa simmetrica.

VI secolo a. C.

Italia ed Europa

Fibula a grandi coste con staffa lunga

Presenta una staffa asimmetrica allungata.

VI secolo a. C.

Italia

Tabella delle varianti della fibula a coste.

martedì 23 novembre 2021

Protofibula

Spillone del 2.200 a. C. Presenta una cruna, dove prosegue una piegatura a 90° e termina con una motivo a sfera. Forse questa serviva ad impedire alla stoffa di slacciarsi e quindi permetteva di essere più stabile. Infine la punta è affilata. Si pensa che poteva essere utilizzato per allacciare e tenere in posizione la stoffa dei mantelli. La fotografia originale è di David Van Vleck, Jr. e la si può ritrovare nel libro "Ancient and Romano-British Brooches" di Richard Hattatt.

La protofibula è l'antenata della fibula, ricorda molto similmente uno spillo o spillone forato al cui interno venivano fatte passare le fibre di tessuto intrecciate. Nello specifico è costituita da un filo metallico rigido chiamato spago passato sulla cruna e ripiegato all’estremità per fermare la punta. Questa nasce in Europa nel II millennio, ma si diffonde su tutto il territorio (Egitto, Palestina, Siria, Cipro, Troia, Italia e Germania), ma solo nell’Età del Bronzo dove viene utilizzata regolarmente. Esistono pochi esemplari certi, sfortunatamente non esistono ancora alcun documento fotografico facilmente reperibile che ne attesta la sua esistenza e neppure un disegno tecnico per poter confrontare e discutere. Una variate è quella a forma di "T" o di croce. Su questo punto non si sa inoltre, con certezza perché c'è sta un'evoluzione tra la protofibula e la fibula e la sua quasi scomparsa sia fisica che di utilizzo. Forse si potrebbe pensare ad un triste avvenimento raccontato da Erodoto, avvenuto a quanto pare intorno al 560 a. C., con la disfatta degli Ateniesi ad Egida nel 558 a. C. In sostanza si narra dell'unico sopravvissuto tornando a casa fu attaccato dalle mogli atterrite, disperate, deluse e arrabbiate. Mentre lui cercava di spiegare che i loro mariti erano tutti deceduti in battaglia. Quale arma mai potevano utilizzare delle donne di quel periodo? Non aveva nulla. Iniziarono a prendere la prima cosa che avevano a portata di mano. Infatti, in quel periodo si coprivano il loro corpo con dei lunghi pezzi di stoffa fermati con degli specie di aghi molto spessi, acuminati e molto grandi dove attorcigliavano il tessuto impedendo in qualsiasi modo che si slegassero accidentalmente. Questi spilli giganti furono utilizzati come un'arma micidiale per togliere una vita ad una persona innocente. Probabilmente la sua unica colpa poteva essere quella di essere li e soprattutto di aver comunicato una triste notizia che nessuno voleva sapere. Ragionandoci sopra forse era meglio essere all'oscuro di tutto e vivere nella beata ignoranza.
Arrivando al dunque si potrebbe spiegare e imparare da questo triste racconto e capire il perché in seguito a tale accadimento sono state portate dei forti cambiamenti sul metodo di allacciare gli indumenti o perlomeno nella cultura greca-romana. Infatti, si è capito che poteva essere anche considerato qualcosa di pericoloso. Tralasciando il fatto che comunque la fibula rimane per secoli un mezzo per allacciare gli indumenti tra momenti più o meno floridi, ma invece la protofibulo o comunque sia scompare inesorabilmente con il tempo un po' ovunque. Questo metodo di allacciatura e il suo motivo della sua scomparsa potrebbe essere, oltre al fatto che si trasforma in fibula e si evolve in varie tipologia, è in qualche modo forse meno pericolosa. Inoltre, si è evoluta in questo modo per ovviare al fatto che si doveva trovare un alto modo per allacciare gli indumenti prima della comparsa del bottone? In realtà la fibula esisteva ancora prima di questo deplorevole avvenimento. Ma potrebbe essere una domanda riflessiva, per capire il suo maggiore o minore utilizzo. Però la fibula ha offerto un'alternativa a questo metodo di fissaggio per indumenti o semplicemente un cambiamento di modo per allacciare un qualsiasi indumento.
Questo aneddoto potrebbe non centrare niente con la protofibula. Ma in realtà potrebbe anche essere l'incontro e  questa è lo spillone siano la stessa cosa. Documentandomi e leggendo su enciclopedia e blog vari sull'argomento e leggendo la loro descrizione sembrano quasi la stessa cosa o comunque qualcosa di molto simile oppure con qualche lieve differenza. Quindi tale episodio arguto potrebbe risultare coerente. 
Benché questa ancora non è la vera fibula, finché non ha un elemento filiforme che le consente di trasformarsi in un arco. Il suo processo evolutivo è stato molto lento e disomogeneo vale a dire non uniforme in tutti i territori. Infatti in Germania e Scandinavia nell'Età del Bronzo si utilizzava ancora, mentre da altre parti era ormai radicato l'utilizzo della fibula. Questo permette di formare un unico pezzo con la spilla, per congiungersi attraverso un avvolgimento a spirale. Tale processo è avvenuto nell’Italia settentrionale, dando origine alla fibula. Così facendo permise di spargersi su tutto il territorio evolvendosi sull’intero bacino mediterraneo. Generalmente la fibula dell’Età del Bronzo è quella spilla forata, composta da un filo e con l'arco parallelo all’artiglieria. In Italia, questa tipologia di fibula, è presente solo qualche raro esemplare, di conseguenza non si ha una cronologia chiara e sicura.
Attualmente qualcosa di simile, ma non uguale, potrebbe essere confrontato con lo spillone per i capelli, ma in questo caso si anderebbe fuori tema.


Bibliografia e sitografia 

AZZALI MARIELLA, Dizionario della moda, Bologna, Calderini, 1990, 1 ed.
https://www.treccani.it/enciclopedia/fibula_%28Enciclopedia-Italiana%29/
https://www.connyskreations.it/2021/05/12/la-fibula-e-lorigine-della-spilla/

Aggiornamento del 22/02/2022.

Descrizione fibula

Illustrazione di una fibula ad arco semplice.

La parola fibula deriva dal latino che a sua volta dal greco (iπερόνη, πόρπη, ἐνετή) e significa spilla sia nell’uso che nel funzionamento, serve per unire le vesti sulle spalle e sulla vita oltre che come elemento decorativo. La fibula è costituita in due parti: una è composta da un elemento a forma di “uncino” ed è il corpo che dà la forma alla spilla, definito arco, l'altra, invece, funge da artiglio che tiene ferma la stoffa, chiamato ardiglione. Entrambe le parti sono unite in un lato definito capo. Quando la fibula è chiusa, i due lati speculari prendono ognuno un termine differente: piede o molla, che rappresentano la parte che unisce l'arco, ardiglione e staffa, che quest’ultima è il punto d'apertura della spilla.
La fibula inizialmente era realizzata esclusivamente in bronzo, successivamente è stata fatta in altri materiali come il ferro, l'argento dorato e l'oro, spesso veniva lavorata con tecniche finissime. Oltre all'utilizzo di questi materiali, ne appaiono altri che arricchiscono ulteriormente la spilla come l'ambra, l'osso, la pasta vitrea, il corallo, le gemme e le pietre preziose. La lunghezza della fibula varia dai 2,59 cm ai 20 cm) anche se quest'ultima tipologia è molto rara. La fibula veniva utilizzata fin dall'antichità, in Occidente nel settore dell'abbigliamento. Questa aveva lo scopo di unire due pezzi di stoffa, quindi serviva per allacciare un indumento, in alternativa poteva avere una funzione puramente decorativa per impreziosire e ornare a piacere.


Bibliografia e sitografia

AZZALI MARIELLA, Dizionario della moda, Bologna, Calderini, 1990, 1 ed. 
https://www.treccani.it/enciclopedia/fibula_%28Enciclopedia-Italiana%29/

Aggiornamento del 23/02/2022.