mercoledì 18 novembre 2020

Ago da cucire

Chi l’ha inventato l'ago?

Chi ha inventato l'ago? Ci si pensa mai, se non esistesse uno strumento simile? Probabile no. Forse, sicuramente la maggior parte delle persone non lo usa. Lo potrebbe vedere anche come qualcosa da farne a meno. Ma, per chi è del mestiere quali sarti e nella confezione industriale è utilizzato. È indispensabile per loro, sia quello classico per i punti a mano, che quello inserito nella macchina da cucire e nella taglia e cuci. Solitamente non tutti cuciono a case e per chi non lo pratica lo trova forse inutile. Se ci guardiamo, tutti addosso indossiamo degli indumenti realizzati con del filo e dell'ago. A meno che non siano fatti con delle macchine speciali che li termosaldano oppure sono incollati, ma dubito che sia qualcosa di tanto diffuso almeno per ora. Senza l'ago non si potrebbero cucire i bottoni per questo motivo tratterò questo argomento. Infatti, l'ago ha cambiato tutto il modo di vestire, è stata una scoperta che ha agevolato la confezione è l'unione di due pezzi di stoffa per mezzo di cuciture e l’applicazione dei bottoni. Quindi è qualcosa di straordinario! In questo capitolo tratterà di questo argomento: quando è stato scoperto, la sua storia, come si è sviluppato, composto, le sue varie tipologie e definizione.
Per rispondere a questa domanda i primi aghi con la cruna furono inventati circa quarantamila anni fa e venivano ricavati dalle zanne dei mammut, da quelle dei trichechi e dalle ossa delle renne. Questi aghi, erano incredibilmente sottili, pensando al fatto di essere prodotti con degli strumenti rudimentali dell'epoca. Questo stava ad indicare che in quel periodo l’essere umano si prodigava nella creazione di abiti sempre più sagomati, per adattarli alle forme del corpo per cucire insieme ai vari pezzi di pelle. Si può dire in qualche modo che era il primi strumento per il sarto utilizzato per comporre degli abiti su misura.

Definizione ago

Nomenclatura ago da cucire a mano.

Ago da cucire a mano è uno strumento di forma allungata e stretta. Termina con una punta aguzza, mentre in cima è presente un foro chiamato cruna. Questa serve per fare passare il filo. Mentre quello adoperato per la macchina è diviso in alto dal gambo. Quest'ultimo può essere da un lato piatto e dall'altro arrotondato, per quanto riguarda quelli per le macchina da cucire casalinghe. Invece, quelle industriali sono tutti arrotondati. Al centro è presente una lama. Segue una scanalatura più o meno lunga. Questo dipende dal lato dove si guarda l'ago. Infine, c'è la cruna e la punta.

Nascita dell'ago

Gli aghi esistono da quando gli essere umani hanno iniziato a cucire. Nei secoli si sono sempre più raffinati e sviluppati. Essi sono passato da dei semplici strumenti artigianali a quelli più precisi inseriti in delle macchine industriale.
Pertanto, la loro esistenza è legata alla necessità. Gli uomini primitivi avevano bisogno di unire le pelli di animale per confezionare degli indumenti resistenti e adattarsi alle varie esigenze e per ripararsi dal freddo.
I primi utensili che potevano assomigliare a degli aghi erano delle spine, frammenti di osso e rocce affilatissime e del tendine animale e del materiale vegetale come il filo. In seguito si perfezionarono e venivano realizzati in osso di animale, palchi di cervo, zanne e in lego. Questo avveniva durante gli insediamenti degli esseri umani nel periodo delle glaciazioni paleolitiche nelle regione fredde. Inoltre, servivano anche per formare reti da pesca e borse.
Gli aghi più antichi non avevano la cruna, in sostituzione della sua funzione era svolta da un piccolo gancio.
Ago Perònon assomigliava a come lo conosciamo attualmente per il fatto che non aveva l'occhiello per infilare il filo i primi rilevamenti che avevano questa caratteristica risalgono al 61.000 A. C. Nella cava Sidudu situata in sud Africa. È stato trovato un ago fatto con ossa di uccello attribuito agli uomini arcaici i Danisovani risalenti al 50.000 anni fa ritrovato nella grotta Denisova. Nell'età della pietra durante alcuni scavi sull'isola Öland a Alby in Svezia sono stati rileva degli aghi in osso risaliti al 6.000 A. C. In Russia a Kostenki sono stati ritrovati degli aghi in avorio datati intorno a 30.000 anni fa. Ė stato scoperto nella grotta di Potok a Karavanke in Slovenia un ago in osso datato del periodo Aurignaziano (47.000 - 41.000 anni fa).
Uno dei primo aghi che denota attenzione risale 28.000 a. C. agli Aurignaciani. Venivano realizzati a mano, in osso, la testa divisa da un occhio. In quel periodo utilizzava dei fili da ricavati da spessa rafia, budelli o tendini.
Intorno al 17.500 a. C. compaiono i primi aghi con un occhio in estremità con la punta affusolata dall'altro capo.
È stato trovato un ago in osso e avorio nel sito archeologico preistorico Xiaogushan Liaoning e hanno tra 30.000 - 23.000 anni.
Siccome gli aghi nel neolitico (10.000 - 5.000 a. C) erano molto grossi. Questi erano simili a degli spilloni o punteruoli. Per proteggersi dalla cruna degli aghi i uomini 
primitivi avevano inventati i ditali. I primi non si infilavano sulle dita, ma erano tenuti nel palmo della mano per proteggerla. 
A Naqada è stato ritrovato un ago di rame datato dal 4.400 al 3.000 a. C. Ci sono stati dei ritrovamenti di alcuno ago di ferro per cucire nell’Oppido di Manchino risalenti al III secolo a.C.
Nell'età del Bronzo, nel 7.000 a. C. in Armenia compaiono gli aghi in rame da utilizzare su dei materiali metallici.
Nel 2.500 a. C. Compaiono gli aghi in bronzo.
Durante l'età del bronzo (circa 7.000 anni a. C.), quando le abilità di lavorazione del metallo sono acquisite da umani, iniziano a produrre ago con metallo. Il più delle volte il rame veniva usato per produrre l'ago. Quindi possiamo dire che il rame è il primo materiale utilizzato nella produzione di aghi.
Durante il 2.500 a. C. sono stati usati aghi di bronzo, ma non hanno ottenuto molta popolarità. L'occhio dell'ago è stato creato martellando e spaccando un lato. Dopo aver diviso i due lati della fessura venivano uniti di nuovo con il martello. A quel tempo venivano fatti molti magnifici aghi. Infatti, in quel periodo questi venivano usati in Cina per l'agopuntura.
I nativi americani utilizzavano la pianta agave da cui ottenevano degli aghi dalle punte delle foglie mentre il restante cioè la polpa si ricavavano delle fibre viscose e la punta potevano opportunamente essiccata per essere utilizzate con lo scopo di cucire pelli e altre cose.
Nel periodo Gravettiano (29.000 - 20.000 anni fa) gli aghi venivano utilizzati anche per decorare i tessuti nell'abbigliamento che indossavano per ostentare a scopo sociale od erotica. L'ago iniziava ed essere associata ad un'abilità da utilizzare come espressioni concettuali e includeva i principali della moda stessa.
Mentre i Romani abili nel cucire da loro sono rimasti alcuni aghi e spilli.
Nel 60 a. C. a Phrygier (popolo indoeuropeo vissuto nell'ultimo VIII secolo a. C. in Anatolia in Turchia) utilizzavano il ricamo nell'abbigliamento. Questo indumento i greci lo chiamavano "vestito frigio", mentre i romani lo rinominano "opus phrygianrum"

Ago moderno

Trecento gli Arabi iniziarono a produrre aghi in acciaio, infatti questi furono introdotti in Europa da loro e nel 1.370 si fabbricavano a Norimberga.
Approssimativamente tra il 1.127 e il 1.279 Liu di Jinan, era un produttore di aghi cinesi. Lui pubblicizzava i suoi aghi in un opuscolo stampato. L'annuncio sul giornale diceva: "Vorresti degli aghi? Allora dovresti comprare quelli con il coniglio bianco, sono particolarmente buoni! "Questo è probabilmente il primo annuncio stampato del mondo.
Nel 1.496 Leonardo da Vinci costruisce una macchina per puntare gli aghi da cucito. Questa macchina fu ricostruita nel 1.952 da Schmetz partendo dai veri disegni.
Aquisgrana in Germania, nel 1.615 si celebrava una mostra su strada facendo degli aghi in acciaio puro e finissimi.
Aghieri di Aquisgrana ricevettero il "Rotolo dei Maestri degli Aghi Spagnoli" il 3 novembre 1.615. La città divenne il capo della produzione di aghi. I produttori di aghi di Aquisgrana furono i primi a fabbricare aghi con filo d'acciaio sottile e puro. Hanno sviluppato una nuova tecnica per formare la cruna. L'occhio è stato formato punzonandolo su un solido cubo di piombo.
Nel 1.637 in Cina il produttore di aghi adottò il metodo di produzione dell'ago Schwabach. In questo metodo gli aghi sono realizzati con filo di ferro e gli occhi sono perforati con un trapano mandrino.
Con l'arrivo della tecnologia si iniziava a produrre gli aghi in acciaio di alta qualità. Nel X secolo dalla Cina di rifornivano le materie prime e dalla Spagna nelle fornaci catalane. Velocemente si estese la produzione di acciaio qualitativamente elevato e di maggior volume. Questo accadeva anche in Germania, Francia e Inghilterra, ma con un impatto molto meno significato.
Quest'ultima inizio la creazione di aghi nel 1.639 a Redditch, ideando la tecnica del filo tirato. Questa tecnica è ancora in uso comune.
I produttori di aghi nel 1.655 erano indipendenti a tal punto da stabilire una Gilda. Questo accadeva a Londra, anche se Redditch rimase il principale luogo di produzione.
In Giappone, a Hari-Kuyo, esiste il Festival degli aghi rotti e risale al XVII secolo.
Stephan Beissel nel 1.730 fonda una fabbrica di aghi ad Aquisgrana, in Germania.
Dal XVIII secolo lo sviluppo drammatico può essere notato nelle industrie degli aghi.
Nel 1.730 fu fondata una fabbrica di aghi. Stephan Beissel ne ha fondato uno ad Aquisgrana, in Germania. Milward and Sons ne fondò uno a Studley, in Inghilterra.
Nel XVIII secolo Aquisgrana, Iserlohn e Schwabach si trasformarono nei centri dell’industria dell’ago. 
Nel 1.755 avveniva il primo brevetto in assoluto assegnato per un ago con un occhio. Fu un tedesco, Fredrick Weisentha ad aver inventato la prima macchina da cucire con un ago a due punti.
Nel 1.790 un inglese, Thomas Saint diede vita ad una macchina per cucire delle scarpe. L'ago utilizzato in questa tipologia di macchina veniva chiamato ago uncino o ago sporgente simile all'ago uncinetto.
Weisenthal fece domanda per un brevetto per un ago nel 1.755. L'ago ha due punti con un occhio in un punto. E ha ottenuto il primo brevetto per l'ago per la sua innovazione.
17 luglio 1.790, Thomas Saint ha fatto domanda per un brevetto per una macchina che cuce scarpe. La macchina lavora con un ago biforcuto che spinge il filo attraverso un foro creato da un punteruolo e il cappio viene catturato da un gancio per formare un punto a catena singola.
Durante il XIX secolo fu inventato un gran numero di dispositivi per cucire e molti sviluppati nell'industria dell'ago.
Nel 1.800 Balthasar Krems inventò una macchina per cucire a punto catenella. Krems usava quello per i cappucci sugli orli.
Nel 1.810 Balthasar Krems di Mayen, Germania, magliaia professionista, inventa e realizza un prototipo di macchina da cucire. La caratteristica che si differenzia dai modelli precedenti consiste in un ago, con l'occhio spostato vicino al punto.
Nel 1.829 Josua Heilmann costruisce una macchina da ricamo che produce punti piatti.
Il 13 aprile 1.830, Barthelemy Thimonnier e August Ferrand brevettano una macchina da cucire con punto a catenella singola.
Nel 1.834 Walter Hant inventò una doppia macchina da cucire a punto annodato. Intorno al 1.852 vincendo una causa contro Elias Howe; Singer ha ricostruito la macchina e ha richiesto il brevetto, ma l'hanno rifiutato. 
Nei primi anni del 1.900 la regione di Aquisgrana assume il ruolo guida ai nuovi metodi di produzione e vendita. Nel 1.851 la famiglia Schmetz fonda la fabbrica di aghi a Herzogenrath vicino ad Aquisgrana.
Nel XX secolo erano state create molte industrie di abbigliamento e calzature. Singer è diventato uno dei marchi famosi produttori di macchine da cucire. La Cina divenne il paese leader nel settore della produzione di aghi da cucito, mentre Aachen perse la posizione. E molte fabbriche di aghi si venivano pian piano a chiudere.
Attualmente vengono ricavati partendo da dei fili di acciaio legato di sezione adatta; le operazioni tecniche constano nella deformazione plastica a freddo, nella fresatura in pacco e nella barilatura; successivamente gli aghi vengono sottoposti a tempra in olio e rinvenimento in forno per conferire loro le caratteristiche di elasticità e di durezza richieste. A seconda degli usi variano la lunghezza, il diametro (ago da lana, da calza ecc.) e anche la forma della punta che può essere curva (aghi da sellaio, da materassaio ecc.). Aghi di forma particolare sono usati nella fabbricazione manuale delle reti da pesca (aghi per reti). Gli aghi delle macchine per cucire, che permettono la formazione dei punti di cucitura incrociandosi ripetutamente con l’uncinetto, differiscono da quelli per cucire a mano perché l'asta reca due scanalature longitudinali che accolgono il filo durante la discesa dell'ago nel tessuto; la cruna si trova sulla punta mentre l'altro estremo (tallone) è appiattito per poter essere inserito nel porta-ago.

Tipologia di aghi a mano
Alcuni esempi di aghi da cucire a mano.

Gli aghi da cucire a mano ne esistono di vari tipi forme e dimensioni, cambiano in base all'utilizzo di cui si ha bisogno.


Tipologie

Definizione

Ago genetico

Ha una punta acuminata, cruna rotondo e di media lunghezza.

Applique e patchwork

È considerato un ago multiuso.

Ricamo

Si distinguono per la cruna più lungo.

Trapunto

La cruna più piccolo e arrotondato rispetto a quelli tradizionali.

Vengono adoperati solitamente dai sarti per punti corti su tessuti pesanti.

Modiste

È più lungo e viene impiegato in modisteria per imbastire.

Auto-infilante

Facile o auto-infilante conosciuto anche come ago a calice.

Questo si distingue dagli altri per la sua caratteristica.

Infatti, è presente una fessura che aiuta il filo ad essere inserito meglio

rispetto agli altri che sono chiusi.

Sottopunto

È un ago molto sottile con buco stretto, utilizzato per cucire sottopunti,

lustrini e infilarsi con agilità dentro al buco delle perline.

Passanastro

È un ago lungo e grosso con estremità a sfera, la cruna è grande e allungato.

Questi sono generalmente utilizzati per filettatura di elastici, nastri e pizzi.

Ciniglia

Ago con cruna grande e lungo, la punta è affilatissima per penetrare meglio

nei tessuti.

Rammendo

Conosciuto anche come ago di rifinitura, ha la punta smussata, lungo e la

cruna è grande.

Bambole

Ago lungo e sottile adatto per cucire sculture morbide come bambole

in particolare i dettagli del viso.

Cuoio e pelle

Questi aghi hanno una punta triangolare progettata per perforare la pelle

senza strapparla.

Arazzo

La punta è smussata, solitamente piegata con una leggera angolazione

rispetto al resto dell'ago.

Materassaio e tappezzeria

È un ago molto lungo e grosso, può essere dritto o curvo, ideale per le

impunture e il trapunto.

Lana

Ha la cruna molto grande, spesso la punta è arrotondata e viene utilizzato

nella maglieria.

Calzolaio

Ha la punta ricurva.

Maglia

Sono definiti i ferri da lavorare a maglia.

Sellaio o sedola

Ago non è rigido, lungo dieci cm composto da una grande cruna.

Tabella tipologie di aghi da cucire a mano.

Tipologie di aghi nella macchina da cucire



Nomenclatura ago da cucire a macchina casalinga.

Differenti punte degli aghi da cucire a macchina.


Due aghi 4/90, 3/90 e 2/90.

Ago con molla da ricamo, da ricamo e per topstitch.

Ago con aletta per creare un solco decorativo.



Tipologia di aghi universali

110/18

Tessuti molto grossi

Jeans, denim, aghi topstich

100/16

Tessuti grossi

cotone, lana

90/14

Tessuti semi grossi

panno, feltro

80/12

Tessuti normali

seta, lino, sintetici, artificiali

70/9

Tessuti leggeri

seta

Tabella aghi.



Nota: per quanto riguarda al quadro con all'interno una croce non colorata evidenzia solo la presenza della taglia.

Illustrazione dell’ago a macchina e come riconoscere le diverse tipologie in base al colore del gambo.


Nella macchina da cucire casalinga sono smussati da un lato per facilitare il loro inserimento. Mentre in quella industriale no e occorre invece guardare la spoletta del filo sotto alla macchina, in quale direzione è posta, se di fronte all'ago oppure dal lato destro o sinistro. Ogni mezzo è fatto a sé, non sono tutti uguali. Conseguentemente a questa accortezza l’ago è disposto nello stesso modo. Gli aghi bisogna sceglierli in base al tessuto su cui si lavora al fine di ridurre al minimo la possibilità di eventuali rotture.
  

Tipologie

Definizione

Ago a punta tonda

È ideale per i tessuti sintetici come il Jersey o gli elasticizzati. Ha una punta arrotondata, invece di tagliare il filo lo attraversano. È indicato anche per la seta e i tessuti delicati che potrebbero strapparsi.

Ago doppio

È formato da due aghi fissati su un'unica base. Abitualmente adottato per cucire linea strette parallele. Inoltre, esistono differenti modelli, questi si distinguono dalla distanza tra un ago e l’altro che può variare dai tre, cinque o sette millimetri.

Ago con aletta

È ideale per realizzare decorazioni mentre si confeziona.

Ago a molla

Permette di ricamare e impedisce al tessuto di muoversi troppo.

Ago da ricamo

Ha una cruna più lunga per consentire una molteplicità di fili decorativi. Talvolta ha l'occhiello per cucire estremamente largo per offrire l'inserimento di fili molto spessi.

Ago per topstitch

Ha una cruna molto larga per accogliere il filo spesso. Questo è indicato per i tessuti resistenti come denim e tela.


Tipologia a aghi per la macchina da cucire.


Dimensione dell'ago

Gli aghi da cucito sono indicati con una scala che va da 1 a 10. Un valore i 1 rappresenta gli aghi più spessi e lunghi mentre quello di 10 più sottili.
Mentre gli aghi da lana, sono più grossi di quelli da cucito, con una lunga cruna e spesso la punta arrotondata.
Le punte cambiano in base al materiale e all'utilizzo e che se ne deve fare come per esempio quelli ricamo da macchina, per la macchina per cucire. Inoltre, le punte possono essere di diverse tipologie alcune sono affilate, arrotondate per maglina, triangolare per pelle da calzolaio, oppure di forma ricurva.

Biografia e sitografia 

DOROTHY WOOD, Una guida pratica alle tecniche di taglio e cucito, Dix, 2012
Una guida completa per principianti ed esperti - Scuola di cucito dalla A alla Z, Antonio Vallardi Editore, 2010
https://www.treccani.it/enciclopedia/ago_%28Enciclopedia-Italiana%29/
https://www.sapere.it/enciclopedia/ago.html
https://sfneedleworkanddesign.org/a-brief-history-of-the-sewing-needle/#:~:text=The%20oldest%20needle%20we%20know,45%2C000%20and%2030%2C000%20years%20ago.
https://en.wikipedia.org/wiki/Sewing_needle


martedì 17 novembre 2020

Bottone: sinonimi, contrari e frasi


Sinonimi

La parola bottone può essere sostituita con diverse differenti sinonimi come dischetto, pulsante, interruttore, comando, levetta, bocciolo, boccio, gemma, nodulo e tasto. Queste parole, però possiedono altrettanti significati, ma non esprimono sempre con chiarezza lo stesso concetto della parola bottone. Inoltre, questo termine si può estendere anche alla sua forma come ad esempio bottone di manovella, perno su cui si articola la biella. In botanica si utilizza il vocabolo bocciolo, gemma e ranuncolo. Con la parola bottone si possono ricollegare diverse definizioni tra i quali c’è il diminutivo di bottoncino, bottoncello e bottoncellini. Questi ultimi due sono passati d'uso, pertanto sono poco conosciuti e solitamente non vengono più citati nei vocabolari attualmente in commercio. Inoltre, esistono altre parole collegata questo termine quali bottoniera, abbottonatura, sbottonare e sbottoneggiare che hanno altrettanti significati.


Sinonimi

Bottone

Dischetto

Pulsante

Interruttore

Comando

Levetta

Bocciolo

Boccio

Gemma

Nodulo

Tasto

Pallottolina

Germogliare

Spuntare

Germinare

Pullulare

Gemmare


Tabella dei sinonimi della parola bottoni.


Sbottonare e abbottonare


In correlazione a questo argomento non ci può citare la parola sbottonare. Questa parola nasce nel XIV secolo da abbottonare ed è il suo contrario.
Il termine in questione è riferito ad un indumento, involucro o altro in procinto di aprire l’abbottonatura, ad esempio “sbottonare il cappotto al bambino”.
Nel caso di riferisca ad una persona, di aprire i bottoni di un indumento, si potrebbe dire: “ti sbottono io”.
Nella stonatura delle piante vi si potrebbe riferire anche con il termine sbocciatura o fioritura. In questo caso si potrebbe dire: “I crisantemi sono sbottonati”.
Quando si vuole aprire un indumento che si ha indosso liberando le asole dei bottoni incitando ad esempio con la frase: “fa caldo, sbottonati”. Inoltre, con questo termine viene indicato anche una persona con le asole dei bottoni aperti, in senso generico, quindi si potrebbe anche dire: “avere la camicia sbottonata”.
I suo sinonimi sono slacciare, aprire, parlare, confidarsi, sfogarsi, rivelare e sbilanciarsi. Mentre, i contrari sono abbottonare, chiudere, allacciare, agganciare e tacere. Con il termine abbottonare si intende ricongiungere per mezzo di bottoni qualcosa come un indumento, una calzatura o altro. Citando ad esempio una frase: “abbottonati, fa freddo”.


Contrari

Sinonimi

Sbottonare

Bottoniera

Sbottoneggiare

Abbottonare

Slacciare

Allacciare

Aprire

Chiudere

Parlare

Tacere

Confidarsi

Celare

Sfogarsi

Reprimere

Rivelare

Nascondere

Sbilanciarsi

Bilanciarsi

Sganciare

Agganciare

Sfibbiare

Affibbiare

Fibulare/fibula


Tabella sinonimi e contrari di sbottonare e abbottonare.



Bottoniera e abbottonatura


La bottoniera e l'abbottonatura sono formate da una fila di bottoni e occhielli attaccati ad una veste. Servono per chiudere un indumento o altro per mezzo di una congiunzione di due parti, infilando i bottoni negli appositi occhielli.
Il primo termine nasce nel XVIII secolo, mentre il secondo nasce molto tempo prima ovvero XIV secolo.
Con il termine bottoniera si potrebbe anche indicare un pannello recante una serie di pulsanti che comandano dei circuiti elettronici definiti per esempio bottoniera dell'ascensore.
Nell'abbigliamento, invece significa anche il risvolto della giacca dove è possibile l'inserimento di una rosa vicino all'abbottonatura.
Inoltre, con il significato di occhiali, in anatomia, servono ad indicare l'apertura nell'ambito di un organo come la bottoniera dello stiloioideo definito anche con b. dello Juvara.
Infine, definisce un tipo di passamano composto da un elastico intrecciato forato per agganciare bottoni o altro. È utilizzato generalmente nella confezione industriale infantile.
Queste parole hanno molteplici sinonimi e contrari come affibbiare, agganciare, allacciare, annodare, affibbiare, chiudere, sbottonare, sciogliere, slacciare, slegare e aprire.


Palindromo bottone


Durante le mie ricerche sull’argomento da me trattato in questo libro ho trovato il bottone palindromo. Ovvero è una sequenza di caratteri e se leggi al contrario il significato rimane invariato. Questo vale anche per le singole parole.
Citando qualche esempi:
  • in otto bottoni;
  • il bottone è un piccolo oggetto.

Frasi bottoni



Nei secoli gli scrittori hanno lasciato alcune esempi dove citano la parola bottone eccone alcuni:
  • Giovanni Villani, Cronica, del 1348: "Drappi rilevati di seta ec. con fregi di perle, e di bottoni d'argento dorati";
  • Francesco Berni, Orlando innamorato, in Poema rifatto, del 1541: "Che mille mastri a colpi di piccone Levar non ne potrian quant'è un bottone";
  • Giunta Bernardo, Ricettario fiorentino di Arte de Medici & Spetiali, del 1567: "Nel cuocere aggiugni rabarbaro ottimo dramme quattro, nardo indica scropoli quattro pesti, e legati in bottone di panno rado; spremi, e quando è cotto, ripongasi nel vaso, e vi si lasci dentro il bottone";
  • Lorenzo Magalotti, Saggi di Naturali Esperienze , del 1667: "Serrata poi ec. la bocca A C, fatto il voto, e fermata l'acqua intorno alla metà della palla, il cannellino rimase eretto sul livello di essa dal bottone in su";
  • Agnolo Firenzuola, Asino d'oro, del 1598: "Sopra v'erano guanciali ec. due di bottoni di rose profumate";
  • Giunta Bernardo, Ricettario fiorentino di Arte de Medici & Spetiali, del 1567: "Olio d'ulive acerbe lavato libbre una, bottoni di rose once quattro; trita le rose, e metti nell'olio";
  • Giovanni Morelli, Ricordi, del 1393: "Al dì d'oggi s'usa gran disonestà, e di gran bottoni vi s'attacca tali, che non ne vanno, se non col pezzo";
  • Luigi Pulci, Libro di Sonetti' del 1759: "E tal porge botton, ch'è tutto ucchielli";
  • Benedetto Varchi, Storia Fiorentina, del 1721: "Non poteva tenersi, ch'alcuna volta non isputasse alcun bottone";
  • Benedetto Varchi, Ercolano, del 1570: "Non solamente con due voci, come essi fanno, cioè dare, o gittare, o sputare bottoni, ma eziandio con una sola sbottoneggiare, cioè dire astutamente alcun motto contro a chicchessia per torli credito, e reputazione, e darli biasimo, e mala voce; il che si dice ancora appiccar sonagli, e affibbiar bottoni senza ucchielli";
  • Publio Cornelio, Tacito Annali, ma la 1a edizione è in latino ed intitolata “Ab excessu divi Augusti” 1ª ed. originale risale al 114-120 d. C. circa: "Più di tutti spaventò Agrippina un mal bottone, che gittò Claudio ebbro";
  • Agnolo Firenzuola, Discorsi degli Animali, Prima veste dei discorsi degli animali, del 1524: "Non sarà gran fatto, che egli getti qualche bottone, col quale io discuopra 'l suo pensiero";
  • Capitoli della Compagnia della Santa Croce di Prato, XIII secolo, pubblicato per la prima volta da Cederà Guasti nel 1858: "Ordiniamo… non debbia alcuno della compagnia portare panno rosso o giallo, né verde… né bottoni se non di panno";
  • Francesco Orlando Berni, Rime, del 1627: "Mettiti una casacca alla turchesca co’ botton fino in terra e con gli ucchiegli";
  • Benvenuto Cellini, La vita, del 1562, ma pubblicata nel 1728: "Si risentì in Ferrara un suo vassallo, il quale era merciaio, e l’arte sua proprio si era il fare bottoni Moreschi";
  • Filippo Panamti, Il poeta di teatro, del 1808: "Que’gran bottoni di colore dorè… Formano una miseria tutta loro";
  • Giorgio Vasari, Le vite de’ più eccellenti pittori, scultori ed architetti, del 1568: "Le sponde della fonte hanno garbo di vaso,… Comincia il piede in otto facce e seguita con otto sederi fin presso al bottone della tazza, sopra il quale seggono otto putti";
  • Francesco Redi, Lettere, del 1779: "Vi troverò dentro… una cassettina di manteche con due bottoni di olio di cedro";
  • Paolo Segneri, Il Cristo istruito, del 1686: "Ma che differenza pensate voi, che vi sia tra la grazia e la gloria? Vi è quella differenza che passa tra il fiore e il frutto, tra il bottone e la rosa";
  • Lorenzo Magalotti, Lettere scientifiche ed erudite, del 1721: "Scoppiano questi un bottone di cinque piccolissime foglie verdi";
  • Agnolo Fiorenzuola, Rime burlesche, del 1549: "Non sarà gran fatto ch’egli getti qualche bottone, col quale io discuopra il suo pensiero";
  • "Non poteva tenersi, ch’alcuna volta non ispirasse alcun bottone";
  • A. M. Salvini sopra la Tancia di M. A. Buonarroti il giovane, La Fiera Commedia e La Tancia Commedia Rusticale del Medesimo coll'annotazioni dell'abate Anton Maria Salvini gentiluomo fiorentino e Lettor delle Lettere Greche nello Studio Fiorentino, del 1726: "I detti mordaci… Chiamiamo motti pungenti, piccanti; così gli diciamo anche bottoni, e sbottonare, motteggiare, da i bottoni, cred’io, di fuoco co’ quali si fanno i caureri";
  • Ciriffo Calvane : "E le fiere risposte che Brunoro aveva risposto, e come beffe di quelle facevasi, non le stimando un vile bottone";
  • "Elli hanno loro cuore levato in Dio, ch’è non pregiano il mondo un bottone";
  • Antonio Pucci, Centiloquio, del 1373: "Il popolo di Firenze poiché Giano ci fu cacciato, non valse un bottone".

Bibliografia e sitografia


DE BRUSLONS J. SAVARY, Dictionnaire Universel de Commerce, Tomo primo, A-E, Geneve, 1742. https://gallica.bnf.fr/ark:/12148/bpt6k1117365.image
GRISELINI FRANCESCO, Dizionario delle Arti de' Mestieri, Tomo III Bot-Cam, Venezia, 1768. https://books.google.it/books?id=qiU14vAmULAC&pg=PP14&lpg=PP14&dq=GRISELINI+FRANCESCO,+Dizionario+delle+Arti+de%27+Mestieri,+Tomo+III+Bot-Cam,+Venezia,+1768.&source=bl&ots=YD5sPSVT60&sig=ACfU3U1Ok2mmySATBw5vozKV_UCjRkZPTA&hl=it&sa=X&ved=2ahUKEwjVpqmH1qXkAhVP6KQKHV8MB2oQ6AEwBHoECAgQAQ#v=onepage&q=GRISELINI%20FRANCESCO%2C%20Dizionario%20delle%20Arti%20de'%20Mestieri%2C%20Tomo%20III%20Bot-Cam%2C%20Venezia%2C%201768.&f=false
MÉNAGE GILLES, Le origini della lingua italiana, Appresso Giovanni Antonio Chouët,1685.
https://books.google.it/books/about/Le_origini_della_lingua_Italiana.html?id=bzBHAAAAcAAJ&redir_esc=y
FERRARI OTTAVIO, Origines linguae italicae, Frambotti, 1676.
https://books.google.it/books?id=-slKAAAAcAAJ&printsec=frontcover&hl=it&source=gbs_ge_summary_r&cad=0#v=onepage&q&f=false
Vocabolario degli accademici della Crusca, Vol II, Firenze, Tipografia Galileiana di M. Cellini E C, 1863,5 ed. https://books.google.it/books?id=LEbn23zBVbMC&printsec=frontcover&dq=Vocabolario+degli+accademici+della+Crusca,+Vol+II,,+1866,5+ed.&hl=it&sa=X&ved=0ahUKEwiM9biD3qXkAhWQCewKHVNpAVMQ6AEIDjAB#v=onepage&q&f=false
ZALLI CASIMIRO, Dizionario piemontese italiano latino francese, volume 1, Tipografia Pietro Babie, 1830,
https://books.google.it/books?id=QHHhqSYbSdgC&hl=it&source=gbs_navlinks_s.
http://www.dizionario.org/d/?pageurl=bottone
http://www.lessicografia.it/Controller?lemma=BOTTONE&rewrite=1
http://www.treccani.it/vocabolario/bottone/

domenica 10 giugno 2018

Cerniera lampo


Chi ha inventato la cerniera?

Chiusura automatica continua per abiti
inventata da E. Howe e brevettata nel
1851.
La cerniera lampo è fatta in plastica e nylon e serve ad unire in modo rapido e sicuro due lembi di tessuto o di un altro materiale non rigido.
La cerniera fu inventata nel 1851 da Elias Howe, che la nominò: "chiusura automatica continua per abiti". É composta da una serie di ganci applicati a un lembo di stoffa.
Invece l'ingegnere americano, Chicago Whitcomb L. Judson il 29 agosto 1893 depositò il brevetto di una "chiusura di sicurezza separabile" (clasp cocker), che aveva come obiettivo la sostituzione delle stringhe da scarpe. La chiusura era costituita da due file parallele composte da uncini che si inserivano in altri occhielli ed erano dotate di ganci che si potevano chiudere o aprire sia manualmente sia attrezzo uno scorrevole.
Judson fondò insieme a Lewis A. Walker e Harry L. Earle una società nominata Universal Fastener Company a Hobokem, nel New Jersey per produrre, commercializzare l'invenzione e presentò la chiusura all'Esposizione Mondiale di Chicago nel 1893. Ma il clasp cocker, a causa dell'inaffidabilità del meccanismo, non ebbe il successo sperato e nel 1904, gli viene dato il nome di "C Curity". Nel 1905, questa cerniera veniva realizzata tramite dei sottili fogli di acciaio e ganci a chiusura automatica e veniva chiamata “Placket Fastener”. Inoltre, questo dispositivo, veniva realizzato con una macchina che lo stesso Judson aveva brevettato nel 1902.
Successivamente è stato perfezionato dallo svedese Gideon Sundbäck, un ingegnere elettrotecnico. Egli iniziò a lavorare presso Universal Fastener Company dal 1906.
Disegno della Clasp cocker dal brevetto di
W. L. Judson del 1893.
Cerniera C-Curry del 1902.
Le buone capacità nel disegno, condussero Sundback alla posizione di progettista capo della Universal, con il compito di migliorare la cerniera di Judson. Questa cerniera funziona con un meccanismo a catena ovvero ha un sistema di fissaggio a ganci e occhielli gestiti da una guida per la sua chiusura o apertura e viene chiamata “clasp-locker”. L'invenzione era adatta ad un'applicazione per le scarpe e non per corsetti, guanti e borse. Nel dicembre 1913, aveva progettato la chiusura lampo moderna. Gideon Sundback aumentò il numero di elementi di legatura da quattro per pollice a undici, ed ebbe l'idea di fissare la cerniera su due nastri di stoffa. "Il fermo separabile" così definito, fu registrato nel 1917 e un sarto Robert Ewing, di New York, lo utilizzò su delle giacche a vento, per le tasche dei marinai americani e ne furono vendute 24 mila pezzi. 
Nello stesso anno queste cerniere furono applicate sulle tute dell'aviazione americane e sugli zaini dell'esercito. Fu a Sundback che gli storici attribuirono l'invenzione della cerniera lampo. Il nome "zip" apparve per la prima volta nel 1923 quando la BF Goodrich Company iniziò a produrre delle galosce di gomma con la cerniera che venne rinominata Zipper Boot. Si ipotizza che questo nome sia derivato anche dal rumore che lei produce quando si apre e chiude.
Verso la fine degli anni '20 il Principe del Galles, futuro re, Edoardo VIII fu il primo a chiedere ai suoi sarti di utilizzare la cerniera sui pantaloni. Questo evento diede inizio alla moda di confezionarli in tale maniera soprattutto tra gli uomini eleganti. Mentre per le donne il primo sarto francese di Parigi che diede inizio a tutto ciò fu Lanvin.
Disegno della Zip di G. Sundback, dal brevetto
del 1917.
L'industria dell'abbigliamento si avvicinò alla zip solo nei primi anni '30, quando una campagna di vendite la promosse nei vestiti per bambini. Fu proprio in quel periodo che la stilista Elsa Schiaparelli utilizzò la cerniera lampo senza nasconderla nel tessuto.
Questa ingegnosa invenzione fu applicata anche nelle borse del tabacco seguendo il modello ideato da Locktite per i fumatori di pipa e nell'anno 1925 ha venduto 187200 esemplari.
In campo medico la cerniera lampo fu impiegata da un chirurgo presso l’Università del Maryland da Harlan Stone che l'utilizzò per chiudere i pazienti che dovevano venire sottoposti a vari interventi chirurgici. Non tutti erano entusiasti di questa nuova scoperta, infatti, nel 1932 lo scrittore Aldous Huxley definì la cerniera come “una sessualità facile e meccanizzata”, in senso metaforico per indicarla come un prodotto artificiale nato dallo sviluppo tecnologico.
I moralisti, osservavano la zip con diffidenza e la consideravano come un oggetto erotico-feticistico, persino i medici ne lanciavano dei gridi d'allarme.
Su questo tema è stato scritto un articolo nel 1938 sul “British Medical Journal” che raccontava le drammatiche esperienze degli uomini le cui parti intime erano rimaste intrappolate nella chiusura a lampo. Per questo motivo da allora i sarti hanno inserito un pezzo in tessuto a proteggere la pelle su cui sta a contatto.
Nel 1937, gli stilisti francesi diedero la loro approvazione introducendo la cerniera lampo nei pantaloni da uomini. Nello stesso anno, la rivista di moda Esquire descrisse la cerniera lampo come un'"innovativa idea sartoriale" e tra i tanti vantaggi trovò quello di "evitare la possibilità di involontari ed imbarazzanti errori e disordini" nell'abbigliamento maschile.
Il 1 gennaio 1934 fu fondata da Tadao Yoshida in Giappone la YKK (Yoshida Kogyo Kabushikikaisha), la più grande azienda di cerniere lampo, ancora in attività.
All'epoca la zip non era poi così comoda, infatti negli anni '40 arrugginiva facilmente, era obbligatorio scucirla prima di lavare il capo d'abbigliamento. Con la scoperta di nuove leghe metalliche e l'utilizzo della plastica tutto questo cambiò e vennero risolti la maggior parte dei problemi: sia quelli morali che quelli pratici-igenici lasciando libero spazio alla fantasia.

Com'è composta?

La cerniera è composta da varie parti:
  • parte o terminale superiore o in alto;
  • cordoncino;
  • due fermi o lembi metallici;
  • uno o due corpi dei cursori;
  • tiretto, pendente o linguetta;
  • due fettucce di tessuto;
  • parte centrale o catena;
  • fermo inferiore;
  • parte o terminale inferiore o in basso;
  • larghezza della fettuccia;
  • spillo;
  • coppa o blocchetto;
  • rinforzo in plastica.
La cerniera lampo è composta di vari elementi, con ognuno una sua funzione specifica. La parte o terminale superiore è situato dove inizia la cerniera, presenta solitamente un taglio a zig zag oppure un rivestimento plastificato. Nel sottostante, nella parte interna c'è un cordoncino ed è quella rifinitura che permette maggior resistenza e di evitare i vari sfilacciamenti del tessuto. Sotto a questo ci sono due fermi o definiti anche lembi metallici che servono a fermare il cursore per ovviare all'inghippo di uscire fuori ed essere perso.
Parti della cerniera lampo: 1 parte superiore, 2 fermi metallici,
3 cursore, 4 tiretto, 5 fettucce di tessuto, 6 parte centrale catena,
7 fermo metallico, 8 parte inferiore, 9 larghezza della fettuccia,
10 spillo, 11 coppa, 12 rinforzo.
Il corpo del cursore serve ad unire le mezze catene metalliche o in plastica le quali permettono alla cerniera di esistere. Sopra a questo c'è una linguetta definita anche pendente oppure tirante o tira lampo, che viene afferrata con due dita di una mano, ha la funzione di agevolare il percorso che deve svolgere il cursore nell'unire le mezze catenelle, senza di essa sarebbe difficoltoso muovere il cursore per aprire e chiudere la zip. La cerniera è composta da due fettucce di stoffa o nastri di supporto di vario genere come la spighetta diagonale e il nastro in drittofilo, in poliestere, in cotone o in altri tessuti che hanno la funzione di avere incorporate le mezze catenelle che vengono unite e cucite sulla stoffa per assolvere alla sua funzione. Nella parte centrale della chiusura a lampo sono presenti delle mezza catenelle (quando la cerniera è divisa in due parti) o la catena (quando la cerniera è chiusa), queste sono formate da tanti piccoli denti prodotti in vari materiali come il nylon, il metallo o la plastica o in altri materiali ancora. La cerniera termina con un fermo inferiore che ha la funzione di bloccare il cursore tramite un particolare sistema a forma di artiglio autobloccante per evitare che esca fuori. Questo è realizzato in metallo o in plastica, in base a come viene prodotta. Nel caso della cerniera divisibile il fermo inferiore cambia nome e viene definito spillo dove c'è un blocchetto rifinito da un rinforzo placcato. La parte o terminale inferiore è uguale a quella superiore con l'unica differenza che risiede dove finisce la cerniera. Per la larghezza di una fettuccia si intende la misura di una singola striscia di stoffa che compone la cerniera. La coppa (o blocchetto), nel caso della cerniera divisibile, è situata alla fine della catena e ha la funzionalità di accogliere il cursore ed evitare che fuoriesca dalla cerniera. Nelle cerniere divisibili si trova un rinforzo in plastica nel terminale inferiore che serve per rifinirle e prevenire gli sfilacciamenti del tessuto rinforzandole.
Anche il cursore è composto da vari elementi:
  • corpo del cursore autobloccante;
  • ponticello a molla autobloccante;
  • corpo libero;
  • aletta o tirante oscillante o non oscillante;
  • cerchio di congiunzione.
Particolari cerniera.
Il cursore è formato da un corpo a molla autobloccante che unisce le due mezze catenelle e serve per evitare che le cerniera si apra in un momento non desiderato. In alcuni cursori il corpo è libero quando il ponticello e il corpo sono uniti insieme e non creati in due pezzi separati. Il ponticello a molla autobloccante serve per infilare il tiretto e bloccarlo senza farlo uscire fuori, è situato sopra il corpo del cursore. Qualche volta in alcuni capi d'abbigliamento, soprattutto nel capospalla reversibile che si può indossare sia dalla dritto che dal rovescio, si utilizza una cerniera con un ponticello che parte dal davanti per terminare dal lato opposto e l'aletta si può spostare sul lato posteriore o anteriore a seconda dell’uso che ne necessita.
Un altro elemento caratterizzante sono le linguette, alette, tiranti e pendenti. Questi sono attaccati al corpo del cursore e infilati nel ponticello, sono realizzati in vari materiali generalmente in metallo o plastica, ma talvolta si potrebbero anche personalizzare, essere fatti con pelle vera o finta, cuoio, effetto rete e scamosciato. Infatti, le linguette possono avere una forma allungata talvolta leggermente svasata e terminano a punta, con una linea dritta, o essere arrotondate, fermate da una borchia se sono in pelle. I tiranti si possono trovare a cerchio, o formati da tanti piccoli cerchi uniti insieme e terminano con un pendente a pallina.
Il tirante può essere oscillante, quinti si muove in maniera più libera, è formato da due pezzi separati quali un cerchio di congiunzione e l’aletta, oppure potrebbe essere un pendente non oscillante, più fermo e stabile per il fatto che è stato realizzato in un unico pezzo.
Tipologie di chiusure lampo: 1 fissa, 2 divisibile, 3 divisibile
doppio cursore combi, 4 fissa doppio cursore "Y", 5 fissa
doppio cursore "X", 6 doppio cursore "I".

La cerniera a lampo funziona premendo la linguetta del cursore che fa muovere i denti della catena allineandoli uno affianco all'altro, seguendo un orientamento a “Y”: è questo meccanismo che permette la sua apertura e la sua chiusura. In alcuni casi invece il suo movimento è a forma di “O” o “I”. questo dipende dalla sua apertura e lunghezza, avviene quando ci sono due cursori e la parte superiore e inferiore della cerniera sono bloccate. Mente segue un percorso a “X”, nel caso in cui la cerniera è divisibile e con due cursori.
Le cerniere lampo sono di diverse tipologie. La prima è definita lampo a spirale o invisibile, è formata da due mezze catenelle di nylon applicate a due nastri in tessuto. Questa tipologia di cerniera presenta una piccola deformazione in modo tale da restare agganciata una volta unita e le conferisce una forma a spirale da cui prende il nome. Sono le cerniere lampo che meglio si adattano a qualsiasi utilizzo.
Viene anche definita invisibile per il fatto che quando viene cucita è posta nella parte posteriore, risulta nascosta nella parte davanti. La seconda è chiamata lampo di metallo o cremagliera, i suoi denti in lega di metallo, in ottone o in alluminio, sono ottenuti per tranciatura e quindi ammorsati sui nastri in tessuto di supporto, sono poco scorrevoli ma durano nel tempo.
Mentre la terza ed ultima, è denominata lampo di plastica, i suoi denti sono ottenuti per pressofusione sui nastri in tessuto di supporto, è utilizzata soprattutto nell'abbigliamento, è affidabile e dura nel tempo.
Le lampo, prodotte in catena continua, vengono poi tranciate in differenti modelli, in base alle richieste e rifinite in due versioni. La prima è definita lampo fissa che non permette la separazione dei lembi in tessuto e del cursore. Questa si può trovare nell'abbigliamento classico. Inoltre potrebbero esserci due cursori, uno contrapposto all'altro e generalmente questa caratteristica la si può trovare su borse e valigie.
La seconda è chiamata lampo divisibile che permette la separazione dei due lembi, potrebbero esserci uno o due cursori definiti anche con il termine comby. Questa cerniera è particolarmente utilizzata nella maglieria e nell'abbigliamento sportivo.
Le chiusure a lampo presentano differenti lunghezze e larghezze: le più piccole variano di uno scatto di due cm, mentre quelle grandi fanno un salto dai cinque ai dieci cm. La cerniera più corta è di 6 cm, mentre quella più lunga può raggiungere 155 cm.
La cerniera usata nell'abbigliamento, per quanto riguarda la larghezza, si divide in quelle piccole che variano dai 3 mm fino ai 4,2 mm, in quelle medie dai 5,8 mm ai 6,4 mm, in quelle grandi dai 8 mm fino alle maxi che raggiungono oltre i 10 mm. Inoltre esistono tre metodi di applicazione delle cerniere. Il primo è definito cucitura sormontata in cui la cerniera viene nascosta dal tessuto. Il secondo presenta una cucitura nascosta in cui entrambi i lati della cerniera sono mascherati da dei lembi di tessuto e per questo viene utilizzata una cerniera particolare detta “invisibile” che dal dritto si nota solamente una piccola fessura nel punto in cui è stata inserita. Il terzo ed ultimo, è una cucitura comunemente denominata "a vista" che viene utilizzata per le cerniereparticolarmente grosse e colorate, ideale per l’abbigliamento sportivo. Talvolta nelle zip si verificano dei problemi. Per esempio, per ovviare allo scorrimento difficoltoso di cerniere nuove, generalmente in quelle metalliche, si può strofinare della cera di candela sui denti, oppure ungere l'interno del cursore con del grasso al silicone. Nel caso la cerniera rimanga aperta dopo il passaggio del cursore, bisogna retrocedere con precauzione al punto iniziale, quindi schiacciarne leggermente la base (la radice del percorso ad “Y”) con una pinza a becco e ritentare la chiusura. Nel lavaggio in lavatrice si deve chiudere la cerniera per evitare che si deformi rendendo poi difficoltosa la chiusura.
Mentre per quanto riguarda la scelta della cerniera, va tenuta presente la pesantezza dei tessuti. Per esempio le lampo a spirale sono leggere, mente quelle in metallo sono più pesanti. È da notare, inoltre, che la cerniera con i dentelli in metallo tendono ad arrugginire con i lavaggi e l'umidità, mentre quelle in plastica non hanno questo problema. Quando si applica la cerniera c'è da tenere conto anche dell'aspetto decorativo dato dal nastro, rappresentato dal colore o dall'intreccio particolare, ma la cosa che conta realmente è la sua funzionalità che determina realmente la scelta rispetto alla funzione decorativa.

Curiosità

Alcune indiscrezioni sulla cerniera, nel 1971 i Rolling Stones produssero l'album Sticky Fingers. Sulla copertina, ideata dal maestro della Pop Art, Andy Warhol, si trovava una cerniera lampo funzionante. Nelle successive edizioni dell'album la cerniera sparì, in parte a causa delle difficoltà di trasporto e perché la cerniera graffiava il disco.
Un'altra curiosità, il 24 aprile 2012, il motore di ricerca Google, ha dedicato una spazio per celebrare la memoria della nascita della cerniera, ideata da Gideon Sundbeck. Google ha realizzando una vignetta che mostrava la cerniera mentre percorreva il suo movimento a “Y”.
Emiliano Zucchini ha creato delle opere su tela e ha applicato delle cerniere tra cui “Ricucio Fontana nero opaco n° 4” del 2006.

Copertina dell'album Sticky Fingers dei Rolling Stones,
uscito per la prima volta nel 1971.

 Emiliano Zucchini, Ricucio Fontana Nero Opaco N° 4
2006 smalto e zip su tela.




Brevetti


Titolo
Autore
Data
Miglioramento nel fissaggio per l'abbigliamento
Kniffin
25/11/1851
Fissaggio scarpe
Whitcomb L. Judson
29/08/1893
Chiusura o sblocco per scarpe
Whitcomb L. Judson
29/08/1893
Chiusura per scarpe

31/03/1896
Chiusura separabile
Gideon Sundback
29/04/1913
Chisura separabile
Gideon Sundback
20/03/1917
Cinghia di fissaggio
J.B. Stone Co
03/10/1910
Fissaggio separabile
Hookless Fastener Co
27/08/1914
Elemento di cerniera lampo
Conmar Prod Corp
16/10/1943
Rapida uscita di fissaggio separabile
Morin Louis H
18/02/1946
Testata per chiusure lampo
Talon Inc
14/06/1952
Gancio filo di collegamento bande trasportatori, cinghie e simili
Curt Matthaei
09/12/1954
Catena di fermo di scorrevole
Yoshida Kogyo Kk
23/07/1968
Seam per feltri di carta
Seapa Asciugatrici Inc
14/10/1971
Chiusura lampo riutilizzabile con mezzi di apertura di emergenza
Yoshida Kogyo Kabushiki Kaisha
16/10/1975
Far scorrere chiusura, con l'apertura di emergenza mezzi
Yoshida Kogyo Kabushiki Kaisha
16/10/1975
Apparecchiatura per la produzione di treni di elementi di fissaggio scorrevole
Textron, Inc.
30/01/1978
Separabile cerniera lampo
Yoshida Kogyo KK
01/10/1979
Chiusura lampo
Optilon W. Erich Heilmann Gmbh
16/10/1980
Gancio portiere per allacciamenti cinghia
Clipper Belt Lacer Società
21/06/1985
Semplice nastri per rotolo pressa
Ford New Holland, Inc.
03/05/1993
Diverse passo cerniera
Delphi Oracle Corp.
12/09/2002
Sealed meccanismo di regolazione di scorrimento
Robin Petravic
31/12/2002
Accordo lampo con impugnatura imbuto
Under Armour, Inc.
16/11/2010
Metallici denti un lato e due vie di scorrimento chiusura
YKK Corporation
14/04/2008
Disposizione Zipper
Under Armour, Inc.
16/11/2010
Accordo con cerniera con cursore ruote
Under Armour, Inc.
16/11/2010
Accordo lampo con divano pieghevole
Under Armour, Inc.
16/11/2010
Formazione di chiusura con apertura in organo stazionario
Under Armour, Inc.
30/10/2012
Metallic One-Side Denti e Two-Way diapositive Fastener
YKK Corporation
14/04/2008
Chiusura lampo
Riri Sa
20/05/2010
Diverso passo di scorrimento della cerniera
Delphi Oracle Corp
24/09/2002

Bibliografia e sitografia

DE BUZZACCARINI VITTORIA e MINICI ISABELLA ZOTTI, Bottoni & bottoni, Modena, Zanfi, 1995, 2 ed.
GRANA COSETTA , Tecnologia e merceologia tessile  2 per la  formazione degli  operatori del settore tessile- abbigliamento, Bergamo Ponteranica, San Marco, 2005,1 ed.
https://it.wikipedia.org/wiki/Cerniera_lampo#cite_note-2
https://en.wikipedia.org/wiki/Zipper
https://www.placidasignora.com/2008/04/23/zzzip/
http://thezipper.umwblogs.org/invention/